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Il danno da morte ovvero QUANTO VALE LA NOSTRA VITA?

 Non è un problema filosofico, ma pratico determinato da una rivoluzionaria sentenza della Cassazione (1361/14) che ha stabilito che la perdita della vita per fatto altrui deve essere risarcita anche... a chi muore!!!
Sembra un paradosso, ma non lo è: fino ad oggi la mia morte causata da altri non era risarcibile, a me come perdita e danno miei, con grande risparmio per chi mi uccidesse e soprattutto (perché da noi i “poteri forti” sono... “forti” per davvero) per la sua compagnia d’assicurazione.
Fino ad oggi la morte di un essere umano per fatto d’altri (medico asino, ospedale mal funzionante, datore di lavoro imprudente, pirata della strada, ecc.) era risarcita

    - agli eredi della vittima per le sofferenze che il defunto avesse subito prima di morire (quindi nulla in caso di morte istantanea),
    - e ai prossimi congiunti (a titolo proprio, indipendentemente che fossero eredi) per il danno morale loro (quindi molto alle famiglie numerose e nulla per chi fosse solo al mondo).

Al morto … nulla, perché se uno è morto che se ne fa di un risarcimento?
Quindi la mia morte era risarcita solo come danno (eventuale) altrui e chi mi aveva privato della vita, risparmiava un sacco di soldi. La sentenza n. 1361/14, innovativa rispetto a tutte le sue precedenti decisioni, ha introdotto il danno da morte; tale sentenza costituisce l’imprescindibile supporto di diritto vivente a domande che prima, per la costante giurisprudenza contraria del Supremo Collegio largamente condivisa dalla giurisprudenza di merito, vedeva negata l’azione per il risarcimento iure hereditario del danno da morte subito dalla vittima per la perdita della vita..