ARCHIVIO RASSEGNE
27 Aprile 2018

Epatite e trapianto dopo le sacche di sangue non indispensabili: 900mila euro per i danni

Corriere del Veneto – 27 aprile 2018
MAXI RISARCIMENTO PER UNA TRASFUSIONE SBAGLIATA
Epatite e trapianto dopo le sacche di sangue non indispensabili: 900mila euro per i danni
Dolo: A pagare sarà il Comune di Dolo “erede” del vecchio ospedale
La vicenda: -Trasfuso a 15 anni, nel ’72 contrae l’epatite C. Ora l’uomo sarà risarcito dal Comune di Dolo (erede del vecchio ospedale) con 900mila euro
Venezia. Quando è stato contagiato di epatite C, R.C. aveva 15 anni. Era il 1972 e all’epoca non c’era modo per testare il sangue dei donatori. Quella trasfusione, inoltre, poteva essere evitata perché R.C. non rischiava di morire. Nel 2007 ha ottenuto per la prima volta la diagnosi: cirrosi epatica. Dopo un lungo calvario e un trapianto di fegato l’uomo ha ottenuto un risarcimento: 500mila euro con aggiunta di interessi e altre rivalutazioni per un totale di circa 900mila euro. A pagare sarà il Comune di Dolo, erede universale dell’ospedale di Dolo che è stato soppresso con la riforma sanitaria del 1978 che ha istituito il servizio nazionale e le Usl.
R.C. era stato ricoverato nel reparto di chirurgia per circa un mese. La trasfusione era avvenuta tra settembre e ottobre ma negli archivi non è possibile rintracciare alcun elemento utile a individuare i donatori. In quegli anni, infatti, gli archivi non venivano mantenuti oltre i termini previsti. A novembre del 2007, poi, la scoperta della diagnosi con una lettera del primario del reparto di medicina interna dell’ospedale di Dolo diretta al medico curante. A causa della malattia R.C. ha avuto una vita travagliata, non ha potuto lavorare e si è dovuto sottoporre a un trapianto di fegato. Gli accertamenti hanno stabilito un’invalidità del 65 per cento. Tutta colpa di quella trasfusione. Secondo la legge dell’epoca, infatti, i trattamenti trasfusionali dovevano essere eseguiti in casi molto gravi, con pericolo di morte. Un rischio che R.C. (assistito dall’avvocato Enrico Cornelio) non ha corso. L’ospedale di Dolo, dunque, non è stato ritenuto colpevole di omesso controllo sulle caratteristiche del sangue trasfuso, ma di aver valutato in maniera errata la necessità terapeutica della trasfusione. Oltre al danno biologico, per il giudice “il livello di sofferenza psicofisica andrà ritenuto, a decorrere dal 2007 e fino all’epoca del trapianto epatico, di entità elevata”. Un danno che si riferisce a “tutti gli ambiti della vita individuale e sociale”, si legge nella sentenza. Anche la moglie di R.C. aveva promosso causa, ma nei suoi confronti non è stato riconosciuto alcun danno.
Eleonora Biral