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13 Gennaio 2019

Il Gazzettino 13.1.2019 Morto per l’amianto, maxi pignoramento a Fincantieri

Alla famiglia di un operaio morto di tumore 830mila euro 
Marghera.
Quasi 830mila euro di pignoramenti, come risarcimento del danno per una morte d’amianto. È quello ottenuto dall’avvocato Enrico Cornelio per conto dei familiari di Paolo Ferrarese, dipendente della Soico Sud, poi confluita nella Abb Spa, morto il 2 maggio 2014 per una malattia respiratoria legata all’esposizione all’amianto durante il lavoro. Ad aprire le porte al pignoramento è stata lunedì scorso la Terza sezione Civile del Tribunale di Milano: alla moglie e ai figli dell’operaio spetta parte del patrimonio di Abb Spa. Alla famiglia di xxxxxxxxxx, infatti andranno quasi 830 mila euro di credito che la società sua datrice di lavoro ha nei confronti di Basf Italia (32.280 euro) e Fincantieri Spa, per la bellezza di 797.274 euro e spicci.
Una sentenza contro cui la ditta ha già fatto appello a Venezia, ma che intanto potrebbe fare da apripista all’intero pignoramento chiesto dal legale della famiglia dell’operaio, ovvero 992.777,27 euro. La sentenza poggia anche sulla sentenza del Tribunale Civile di Venezia che nel luglio 2018 metteva nero su bianco il fatto che la malattia che aveva portato alla morte l’operaio residente a Marghera, era legata a doppio filo all’esposizione all’amianto: “La malattia e la morte di Paolo Ferrarese sono state causate dall’inalazione di polvere di amianto dovuta alle condizioni di lavoro”. Il calvario, per lui e la famiglia, era iniziato tra marzo e aprile del 2012 quando i medici gli avevano diagnosticato un mesotelioma pleurico con metastasi ossee, in pratica una sentenza di condanna a morte. La diagnosi era arrivata come un fulmine a ciel sereno a diciotto anni dall’ultimo giorno in cui aveva timbrato il cartellino al lavoro. Troppo facile, a quel punto per i medici, collegare la malattia con la continua esposizione all’amianto durante i turni di lavoro come operaio in catena di montaggio. Il contatto con l’amianto, scriveva il giudice in sentenza, era dovuto al fatto che le tubazioni che portavano i fluidi su cui il Ferrarese lavorava “erano coibentate con amianto, con fuoriuscita di abbondanti quantità di polvere”.
A causa della malattia che aveva portato l’Inps a riconoscere l’81 per cento di invalidità, durante i giorni di Pasqua del 2014 – due anni dopo la notizia di essere affetto dal mesotelioma – l’ex operaio sfiancato dai dolori e dalle difficoltà di una vita senza uscita, aveva anche tentato il suicidio impiccandosi alla ringhiera e venendo salvato da un vicino che si era accorto di quanto stesse succedendo.
Il gesto aveva fatto cadere in depressione moglie e figli, che ora verranno risarciti per tutto quel dolore.
Nicola Munaro