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06 Agosto 2017

“Morto per un errore” E i familiari chiedono un milione all’ Ospedale. Corriere del Veneto

Il giudice riconosce lo sbaglio: nuova perizia sui danni
La vicenda:

Infarto: Il giovane aveva un forte dolore addominale e morì d’infarto
Venezia.: Su Facebook si firmava “Andrea Gilmour Tassetto” perché tra lo cose che più amava c’erano i Pink Floyd. E in mezzo al dolore di tanti amici, una ragazza che lo conosceva quel giorno aveva postato il video di I wish you were here: vorrei che fossi qui. Tassetto aveva 32 anni e tanti sogni davanti a sé, quando il 26 giugno del 2012 è morto in ospedale a Dolo, dopo due giorni di ricovero per un problema alla pancia che poi lo aveva portato a un infarto intestinale letale. Ora, dopo cinque anni e un’inchiesta penale che non era riuscita a stabilire le responsabilità individuali, per la famiglia di Andrea arriva un primo scampolo di verità. Nei giorni scorsi il giudice civile di Venezia, Francesca Orlando Facchin, sulla base di una perizia da lei affidata al medico legale Calogero Nicolai, ha infatti riconosciuto che l’Ulss 3 Serenissima (ex Ulss 13) è civilmente responsabile del decesso del giovane, a causa di un errore di diagnosi. Nella sentenza il giudice ha liquidato i primi 30mila euro ai familiari, una piccola quota relativa al cosidetto “danno da agonia” per i tre giorni di sofferenza del Tassetto. Ma la partita principale si apre ora, per i danni morali e materiali. I parenti, patrocinati dall’avvocato Enrico Cornelio, chiedono infatti un risarcimento di un milione di euro, e il giudice ha rimesso in istruttoria la causa, affidando una nuova perizia allo psichiatra e medico legale Rubens De Nicola per stimare il danno.
A presentare la causa erano stati i genitori di Andrea, con il fratello e gli zii che da alcuni anni ospitavano entrambi i nipoti nella loro grande casa.
Tassetto si era presentato in ospedale il 24 giugno 2012, con forti dolori all’addome: dopo una radiografia e un’ecografia, era stato sottoposto a una laparoscopia, ma era entrato in sala operatoria solo il 26, morendo sotto i ferri proprio a causa dell’infarto. E l’intervento era arrivato anche grazie all’insistenza con cui lo zio aveva litigato con i sanitari.
Una prima consulenza tecnica disposta dalla procura aveva escluso la responsabilità da parte dei medici sul fronte penale e proprio su quello si era basata la difesa dell’azienda sanitaria. Ma il dottor Nicolai ha dato un’interpretazione diversa: a suo dire, infatti, subito dopo la laparoscopia, i sanitari di Dolo avrebbero dovuto eseguire l’intervento chirurgico di laparotomia, che invece avvenne circa 36 ore dopo: solo così avrebbero potuto capire che l’intestino era perforato e intervenire. “Una condotta diversa avrebbe concesso al Tassetto, se operato nei tempi e con le modalità che scienza e coscienza imponevano, concrete, importanti, affatto trascurabili chance di sopravvivenza”. Secondo il medico legale furono infatti sottovalutati i sintomi di sofferenza all’intestino lamentati da Andrea. “I medici si sono limitati a cercare il foro con l’endoscopio, ma è come cercare un forellino su una camera d’aria – spiega Cornelio -. Fu una diagnosi illogica”.
Firmato: A.Zo