ARCHIVIO RASSEGNE
28 Novembre 2018

S’ammala per l’amianto nei vestiti da lavare del marito Chiesto a Fincantieri mezzo milione di euro a titolo di risarcimento.

Non ha mai lavorato a contatto con l’amianto, ma è morta nel 2015 a causa di un mesotelioma pleurico, una grave tipologia di tumore provocato dalle fibre di amianto inalate, nel corso degli anni, lavando a casa gli indumenti del marito, dipendente dei cantieri navali Breda, poi diventati Fincantieri.
La drammatica vicenda, che riguarda una donna all’epoca sessantenne, residente in Riviera del Brenta, è stata ricostruita di fronte al Tribunale di Venezia, nel corso di una causa conclusasi con la condanna di Fincantieri a risarcire mezzo milione di euro, oltre ad interessi e rivalutazione monetaria, al marito, alla figlia e agli altri parenti della vittima, tutti assistiti dall’avvocato Enrico Cornelio.
MOGLI A RISCHIO
Il marito della donna aveva lavorato per molti anni all’interno del cantiere navale di Marghera e, fino al 1989, utilizzò dei teli di amianto forniti dall’azienda in dotazione ai dipendenti per evitare che si potessero ustionare nel corso dei lavori di saldatura. Nel corso della causa civile è stata accertata la relazione tra il lavaggio degli indumenti, evidentemente contenenti fibre di amianto, che l’operaio portava a casa, e la grave malattia che ha portato al decesso della moglie. Il mesotelioma è un tumore che ha un lunghissimo periodo di latenza, e può comparire anche a distanza di 30-40 anni dall’esposizione all’amianto.
Alcuni testimoni ascoltati dal giudice hanno riferito che tutti gli operai portavano a casa gli indumenti da lavoro e che le rispettive mogli li ripulivano con il battipanni, in quanto erano ricoperti da molta polvere, per poi provvedere al lavaggio, asciugatura e stiraggio. Dunque mole altre donne potrebbero aver respirato consistenti quantità di amianto ed ammalarsi in futuro. Lo stesso marito della vittima si sta sottoponendo a periodici controlli nel timore di ammalarsi a sua volta di mesotelioma pleurico.