ARCHIVO ARTICOLI

Vittima di trasfusione di sangue infetto

La sentenza della Corte di Cassazione dell’agosto 2020, ottenuta dall'avvocato Enrico Cornelio, ribadisce il diritto degli eredi, di una vittima di trasfusione di sangue infetto, di ottenere il risarcimento, oltre che per la morte, anche per la malattia subita dalla vittima.
È un problema abbastanza diffuso nei danni da trasfusione di sangue infetto.
Quando avviene la diagnosi di epatite conseguente la trasfusione di sangue infetto, il malato deve sapere che la Corte di Cassazione ritiene entrambe per far decorrere la prescrizione del diritto al risarcimento del danno:
è necessario che la malattia sia derivata da una specifica trasfusione,
e che tale trasfusione non doveva essere fatta.
Il principio affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza dell’agosto 2020 consente ad una signora che aveva avuto una trasfusione di sangue infetto a seguito di un intervento ginecologico nel 1972 e da cui è arrivata una diagnosi nel 1990 di epatite C (ovviamente l’aveva contratta nel 1972 ma non lo sapeva), di ottenere il risarcimento del danno anche se i suoi eredi hanno agito molti anni dopo.
Si tratta di una sentenza che rende effettivo il diritto al risarcimento del danno trasfusionale conseguente alla trasfusione di sangue infetto.