ARCHIVIO RASSEGNE
13 Ottobre 2021

Actv, morti di amianto primi risarcimenti

La Nuova Venezia
I casi riguardano ex dipendenti in servizio tra i ’70 e gli ‘80

Per due casi familiari risarciti con oltre un milione di euro
 
Malati di mesotelioma e morti di amianto tra gli operai dei cantieri dell’allora Acnil, poi Actv, per le esposizioni alle cancerogene fibre usate nelle coibentazioni dei mezzi, tra gli anni Settanta e Ottanta.
Arrivano al dunque i primi processi civili che condannano Actv e il Comune (in quanto proprietario dell’azienda) a risarcire alle famiglie centinaia di migliaia di euro, che l’amministrazione sta pagando in quanto le sentenze sono immediatamente esecutive. D’altra parte, non vi è dubbio sul nesso causa-effetto esposizione all’amianto sui luoghi di lavoro, cancro, talvolta, fino alla morte. Si parla di anni dell’altro secolo e cause simili investono porto, ferrovie, cantieri navali dove l’amianto era una presenza quotidiana: ma i dipendenti di allora stanno sviluppando adesso il mesotelioma e talvolta ne muoiono.
Così, nelle scorse settimane il Comune ha liquidato 319 mila euro (l’altra metà deve pagarla Avm-Actv) alla moglie e alla figlia di un operaio dei cantieri Actv morto per mesotelioma e alle quali il Tribunale civile ha riconosciuto un risarcimento di 638 mila euro, più le spese legali.
Del 7 ottobre a un’altra condanna, per 644 mila euro che il Tribunale civile ha ordinato di risarcire (619 mila, detratta l’invalidità Inail già percepita) a un altro ex motorista del cantiere navale, colpito da mesotelioma, questa volta l’intestino: anche in questo caso, a pagare saranno Comune e Actv.
L’azienda di trasporto – oggi Avm – si è difesa in aula dicendo di non aver nulla a che fare con l’allora Acnil e che, comunque, è il Comune il proprietario: l’amministrazione, con l’Avvocatura civica, sostiene che mai i ricorrenti hanno lavorato alle dirette dipendenze del Comune.
Ma tant’è – come spiega anche il giudice nell’ultima sentenza di merito, patrocinata per l’ex operaio dall’avvocato Enrico Cornelio – è la stessa Actv a confermare l’esposizione all’amianto in una missiva del 2003 inviata al dipendente, che aveva avviato la pratica di riconoscimento della malattia professionale, poi confermata dall’Inail con la pensione. Lettera dalla quale, scrive il giudice, “si può rilevare in quali ambienti di lavoro il ricorrente è stato esposto amianto: in generale a bordo dei mezzi navali e in cantiere navale; svolgendo coibentazioni di impianti termici del cantiere navale; in prossimità di tetti di edifici e tettoie in eternit del cantiere navale”.
Diversamente dal solito” commenta l’avvocato Cornelio, “il mesotelioma (tipico tumore da amianto) ha colpito in questo caso non il polmone, ma l’intestino. Il risarcimento è cospicuo ancorché sia stato liquidato sulla base di un’invalidità de 70% che probabilmente nel corso degli ultimi mesi successivi alla perizia si è aggravata. Ed è per questo che suggerirò al cliente di impugnare la sentenza, in relazione agli aggravamenti successivi alla perizia”.
Sono meno di una decina le cause sinora avviate da ex dipendenti dei cantieri Acnil-Actv o dai loro eredi, per il riconoscimento dei danni da esposizione all’amianto. I risarcimenti sono coperti dal fondo rischi che Actv e Comune hanno accantonato negli anni, nei loro bilanci pubblici.