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08 Maggio 2019

AMIANTO IN MOTOSCAFO, EREDI RISARCITI Il Gazzettino 8.5.2019 Gianpaolo Bonzio

 
Tribunale
Venezia         Contaminato dall’amianto negli anni in cui lavorava come motoscafista in città. Ora il Tribunale del lavoro di Venezia ha stabilito che quel decesso, per mesotelioma pleurico, è riconducibile agli anni trascorsi al servizio dell’Hotel Cipriani. La vicenda in questione riguarda Paolo Venezia che dopo aver iniziato a lavorare nel 1970 nel marzo del 2018 aveva perso la vita per la grave malattia.
La famiglia si era così rivolta all’avvocato Enrico Cornelio per ottenere giustizia, certa del fatto che la malattia era legata al periodo di lavoro conclusosi nel 2003. L’altro giorno il giudice del lavoro Chiara Coppetta Calzavara ha accolto il ricorso del legale stabilendo la responsabilità dell’Hotel Cipriani, che figura come datore di lavoro, che ora dovrà versare alla famiglia (la moglie e i due figli di Venezia) una cifra complessiva di 123mila euro.
LA PERIZIA
Per arrivare a questa decisione il giudice aveva disposto una consulenza tecnica che era stata eseguita dall’ing. Zipponi con la quale erano stati effettuati alcuni prelievi di amianto nelle superfici interne degli scafi. Da qui sarebbero state trovate alcune tracce e questo aveva fatto immediatamente pensare che nei decenni passati la consistenza fosse stata superiore.
Nel corso del processo in Tribunale, alla luce di alcune testimonianze raccolte dal giudice, è stato anche individuato il particolare tipo di motoscafo che l’uomo solitamente utilizzava. Ma va detto che la controparte ha sempre negato con forza ogni tipo di responsabilità su quanto era accaduto.
IL GIUDICE
“Deve quindi ritenersi ampiamente provato – scrive il giudice nella sentenza – che Paolo Venezia fu esposto ad inalazioni di fibre di amianto nello svolgimento della propria attività lavorativa all’hotel Cipriani, quantomeno fino agli anni Novanta, quando presuntivamente fu rimosso dopo che fu vietato l’impiego”. Il medico legale Murer, chiamato a pronunciarsi sul caso, aveva inoltre stabilito che “la malattia già in fase avanzata al momento della diagnosi, ha avuto una evoluzione aggressiva, tipica del mesotelioma, causando la morte di Venezia”. Il legale che ha assistito la famiglia Venezia ha poi sostenuto che il risarcimento sarebbe stato più alto se fosse stato indicato durante gli anni lavorativi. “La filosofia da ribadire con tutti i malati di cancro al polmone e i loro eredi in caso di morte – spiega infatti l’avvocato Enrico Cornelio – è sempre quella di chiedere l’anamnesi lavorativa di queste persone. E se vi è stato un periodo di servizio in un’attività lavorativa che esponesse ad amianto bisogna approfondire il caso. La vedova del signor Venezia non ha potuto essere risarcita né ottenere la rendita Inail perché non ha saputo per tempo del fatto che il marito era deceduto per malattia professionale”.
Le motivazioni della sentenza sono attese tra 60 giorni.
Gianpaolo Bonzio