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23 Luglio 2020

Amianto, Porto e Rfi condannate a risarcire

Il Gazzettino 23.7.2020
Amianto, Porto e Rfi condannate a risarcire
 
Oltre un milione di euro a carico dell’Autorità portuale e quasi un milione di euro a carico di Rete ferroviaria italiana.
Altre due sentenze, la prima del Tribunale civile, la seconda della Corte d’appello in parziale riforma della pronuncia di primo grado, determinano importanti risarcimenti per la morte di due lavoratori poco più che settantenni che si erano ammalati di tumore provocato da anni di esposizione all’amianto. Entrambe le cause sono state patrocinate dall’avvocato Enrico Cornelio. A ricorrere dinanzi al Tribunale, seconda sezione civile rappresentata dalla dottoressa Ivana Morandin, sono state quattro sorelle che hanno perso il padre, morto nel 2014 all’età di 73 anni, e che hanno anche ereditato il credito della madre morta 11 mesi dopo il marito, ma prima del giudizio. L’uomo, addetto al carico, scarico e movimentazione delle merci fino al 1975 in seno alla Compagnia lavoratori portuali, si era ammalato di mesotelioma pleurico, morendo appena sei mesi dopo la diagnosi. Rifacendosi alla sentenza del Giudice del lavoro che aveva riconosciuto la genesi della malattia correlata all’ambiente e alle condizioni di lavoro perché il datore di lavoro non aveva né informato né adottato i necessari accorgimenti per limitare l’inalazione di amianto, il Tribunale ha condannato l’Autorità portuale a pagare 187 mila euro da dividere in quattro, più altri 192 mila ciascuna per la perdita del rapporto parentale, per un totale di 239 mila euro per ogni figlia.
Altri 27 mila euro sono stati riconosciuti ai nipoti. L’avvocato ha tuttavia annunciato ricorso in appello al fine di ottenere un risarcimento maggiore “dal momento che i Giudici del Tribunale non si mettono d’accordo e non si uniformano agli orientamenti della Corte d’appello, la quale applica le tabelle milanesi” e non quelle, con valori inferiori, veneziane.
In secondo grado, quarta sezione civile presieduta dalla dottoressa Lisa Micochero, è stata invece condannata Rete Ferroviaria italiana per la morte di un ferroviere, avvenuta quando aveva 74 anni, a risarcire 200 mila euro per ciascuna delle figlie e 330 mila euro per la vedova, peraltro ammalatasi di depressione per la perdita del consorte, aumentando quant’era stato stabilito in primo grado. L’esposizione all’amianto era avvenuta dal 1966 al 1991. Rfi si era difesa sostenendo che non c’era la prova che il lavoratore, addetto alla manutenzione dei locomotori e delle carrozze, fosse stato esposto al materiale nocivo; che non aveva prestato le funzioni riferite; e che non necessariamente la malattia era da ricondursi al periodo alle dipendenze delle ferrovie avendo lavorato anche in alcuni cantieri navali.
Anche in questo caso il giudice ha rilevato che il lavoratore non era nelle condizioni di operare in sicurezza per la propria salute e si è ammalato in conseguenza dell’esposizione all’amianto. Rfi deve pagare anche le spese di lite, liquidate in circa 45 mila euro, e quelle sostenute per il funerale, circa 4 mila euro.