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22 Aprile 2010

Bambino cerebroleso: accuse alla Asl 12

Corriere del Veneto
Giovedì 22 aprile 2010
Bimbo cerebroleso: accuse alla Asl 12

VENEZIA - Per uno strano gioco del destino finiranno di fronte al giudice il 19 giugno prossimo, esattamente cinque anni dopo quel 19 giugno 2005 che avrebbe dovuto essere il giorno più bello della loro vita, quello della nascita del primo figlio. I1 piccolo nacque cerebroleso a causa di un'emorragia cerebrale ed ora è incapace di svolgere in maniera autonoma qualsiasi attività. Ma due genitori veneziani hanno deciso di ricorrere alle vie legali e di portare l'Asl 12 in tribunale.



Bimbo nasce cerebroleso. «Pochi medici»
«Ginecologo stanco per la notte, anestesista impegnato: parto rinviato di ore»

VENEZIA - Per uno strano gioco del destino finiranno di fronte al giudice il 19 giugno prossimo, esattamente cinque anni dopo quel 19 giugno 2005 che avrebbe dovuto essere il giorno più bello della loro vita, quello della nascita del primo figlio. Il piccolo nacque cerebroleso a causa di un'emorragia cerebrale ed ora è incapace di svolgere in maniera autonoma qualsiasi attività. Ma due genitori veneziani hanno deciso di ricorrere alle vie legali e di portare l'Asl 12 in tribunale perché secondo loro il personale dell'allora ospedale Umberto I di Mestre avrebbe operato in maniera gravemente scorretta: il medico curante della signora aveva infatti rinviato al pomeriggio il parto cesareo perché «stanco per aver fatto la notte» e anche nel pomeriggio l'operazione era slittata di oltre un'ora perché mancava l'anestesista.
Nell'atto di citazione, firmato dall'avvocato mestrino Enrico Cornelio, non si parla di cifre, ma in questi casi la richiesta può arrivare a tre o quattro milioni di euro. La madre, allora 31 enne, al suo primo figlio, era arrivata all'Umberto I al mattino, convocata proprio dal medico del reparto di Ginecologia che l'aveva in cura, per un'ecografia di controllo. Intorno alle 11 il medico la ricevette e le fece l'esame, riferendo che era necessario il cesareo, ma che appunto lui in quel momento non era nelle condizioni per farlo. E qui ci sarebbe il primo errore: «Se il tracciato e l'ecografia del mattino facevano ritenere la necessità di un parto operativo, chiaramente ad esso doveva procedersi il mattino stesso - scrive l'avvocato Cornelio nell'atto di citazione - Se il medico era stanco, ha fatto benissimo a non operare, ma avrebbe dovuto chiamare un collega e soprattutto documentare ciò che stava facendo». Al suo rientro nel pomeriggio, intorno alle 16, un altro medico scrisse che il cesareo era necessario per «partofobia» della donna, quando invece - è l'ipotesi della donna - era già stato tutto prescritto al mattino a causa del cesareo. Nel pomeriggio erano sopraggiunti altri problemi: nella ricostruzione del legale alle 16.40 l'intervento venne fissato quasi un'ora dopo, cioè alle 17.30, con il medico curante; ma a quel punto chiamò, l'anestesista dicendo che era in ritardo perchè impegnato in un'altra sala operatoria e l'operazione iniziò alle 18.30. «La programmazione del parto cesareo ad un'ora dopo, significa lasciare il bambino in condizioni di sofferenza presunta per un tempo inammissibile - scrive il legale - ma ciò che è ancora più demenziale è il fatto che poi il parto non venga espletato all’ora prevista per impedimento dell'anestesista». Pochi minuti dopo è evidente la difficoltà di respiro e il bimbo viene trasferito in terapia intensiva neonatale, da dove inizia il travaglio del bimbo che ora è mentalmente ritardato e con gravi difficoltà motorie, e della famiglia. «E’ stata la carenza organizzativa dell'Ospedale la causa principale, altre alle reticenze e alle incomprensibili negligenze del medico, che hanno causato il danno cerebrale».