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10 Febbraio 2021

Bimba cieca, l’Uls paga 1,8 milioni

Corriere del Veneto 10 febbraio 2021
Bimba cieca, l’Uls paga 1,8 milioni
 
La famiglia è residente nel Veneziano. La mamma a luglio 2007 si reca a Villa Salus per partorire, le due bambine nascono premature e vengono portate all’ospedale di Camposampiero. Poco dopo la nascita una delle due è rimasta cieca e ha ripotato gravi danni cerebrali: la Corte d’Appello di Venezia, a 14 anni di distanza, ha sancito le colpe dell’ospedale che non aveva individuato la malattia stabilendo, per la famiglia, un risarcimento di 1,8 milioni.
 
Bimba rimane cieca dopo la nascita.
L’Usl 6 dovrà risarcire 1,8 milioni di euro.
 
Poco dopo la nascita è rimasta cieca e ha riportato gravi danni cerebrali: la Corte d’Appello di Venezia, a 14 anni di distanza, ha sancito le colpe dell’ospedale di Camposampiero che non aveva individuato la malattia stabilendo, per la famiglia, un maxi-risarcimento di circa 1,8 milioni di euro. La vicenda riguarda una famiglia residente nel Veneziano che, a luglio 2007, si reca d’urgenza nell’ospedale di Villa Salus a Mestre: la donna deve partorire due gemelline ma l’operazione si preannuncia subito complicata perché le bimbe stanno per nascere premature, alla 24esima settimana. Il parto viene comunque portato a termine ma le neonate vengono trasportate d’urgenza al reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Camposampiero. Qui sotto sottoposte ad ossigenazione artificiale per supplire all’immaturità dei polmoni. Una ne esce debilitata ma si sviluppa normalmente, l’altra – spiega l’avvocato Enrico Cornelio che ha seguito la vicenda – nei mesi successivi sviluppò una malattia ben nota nei bimbi prematuri sottoposti a somministrazione artificiale di ossigeno, la cosiddetta retinoftalmopatia del prematuro”. La malattia, precisa l’avvocato, non fu però diagnosticata nonostante tre visite oculistiche a distanza di una settimana l’una dall’altra. “La cosa venne sottovalutata”, continua il legale precisando che sarebbero state fondamentali ulteriori visite, soprattutto terminato il periodo di ossigenazione artificiale quando la bimba inizia a respirare da sola. “Nessuno si accorse a Camposampiero che la piccola aveva sviluppato la temutissima malattia – aggiunge Cornelio – ricoverata successivamente alla neonatologia di Padova venne posta la diagnosi e rimase cieca”. La bambina, sempre a causa della malattia, ha sviluppato anche un ritardo cognitivo. Per la famiglia, già provata psicologicamente, inizia un’odissea: la madre, operaia turnista, per seguirla è costretta a chiedere un congedo parentale con conseguenti perdite economiche; il padre magazziniere in un’azienda di legnami, è costretto ai salti mortali per far quadrare i conti. La famiglia si rivolge quindi allo studio legale e dopo anni di battaglia ottiene la sentenza della Corte d’Appello che tiene conto anche di quanto patito dall’altra bambina: viene stabilito un risarcimento di circa 1,8 milioni.
La famiglia sta però valutando di rivolgersi anche alla Cassazione: lo Studio legale ritiene che la valutazione dell’invalidità della bimba sarebbe inferiore al suo stato di salute.