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26 Gennaio 2024

Casinò, licenziato per il post: riassunto dal giudice

Corriere del Veneto
Venerdì 26 gennaio 2024
 
Casinò, licenziato per il post: riassunto dal giudice
 
“Duemila euro regalati e neanche la certezza che ti assumano”, aveva postato una donna. Lui l’aveva “taggata” e sotto aveva aggiunto un commento sprezzante: “Posso solo dire che hai ragione e con questo chiudo. Dilettanti allo sbaraglio con un potere enorme”. Per questo commento su Facebook del 31 luglio scorso, pubblicato sotto un post sui nuovi corsi di formazione per i dipendenti, il Casinò di Venezia lo scorso 23 agosto aveva licenziato un ispettore di gioco elettronico, assunto nel 1999. Ma mercoledì il giudice del lavoro Chiara Coppetta Calzavara, accogliendo il ricorso presentato dal suo legale Livia Cornelio, ha condannato la casa da gioco a reintegrarlo e a pagargli le mensilità fino a quando rientrerà in azienda, oltre alle spese legali.
Tutto era nato, appunto, dalla notizia che il Casinò, a caccia di nuovi croupier, aveva deciso di avviare un proprio corso di formazione dedicato a 60 candidati, che aveva per un costo di 2 mila euro. Una cifra che aveva dato il via a commenti molto critici su Facebook: sul fatto che altrove questo tipo di corsi fossero gratis, o che così il Casinò si intascava 120 mila euro, tra chi parlava di “presa per i fondelli” e chi di un modo “per fare cassa”.
A quel punto era arrivato il commento dell’ispettore, che aveva subito scatenato la reazione dei vertici aziendali, che si erano sentiti diffamati dal post che, di fatto, dava a loro degli incapaci. Così il 10 agosto era partita la lettera di contestazione, a cui il dipendente aveva risposto immediatamente il giorno dopo, poi il licenziamento. “Il suo giudizio è offensivo e lesivo dell’immagine pubblica della società e della professionalità delle figure apicali della stessa – diceva l’azienda – Tale comportamento costituisce violazione dei generali obblighi di correttezza e buona fede”. Aveva poi sottolineato come il suo fosse un ruolo gerarchico e dunque di responsabilità e fiducia e per questo la sanzione fosse stata così pesante.
L’uomo aveva tentato di difendersi dicendo che con quel “dilettanti allo sbaraglio” si riferiva non ai dirigenti, ma ai nuovi croupier formati dai corsi. Una tesi a cui il giudice non ha creduto, però non ritenendo diffamatorio il commento. “Esprime il proprio rammarico per una proposta aziendale che come lavoratore percepiva ingiusta”, ha scritto il magistrato. Ma il vero nodo è che nel contratto azienda non è prevista una sanzione per questo tipo di comportamento, ma il giudice ha trovato fattispecie simili, come quando si parla di chi fuori dall’orario di lavoro compie “atti contrari all’interesse dell’azienda” o “comportamenti che ne ledono l’immagine”, per i quali sono previste sospensioni fino a 10 giorni. E dunque secondo il magistrato non poteva essere applicata una sanzione così esagerata rispetto a quelle previste per questi casi.