ARCHIVIO RASSEGNE
17 Luglio 2011

CAUSE SUL CANONE DI DEPURAZIONE

La nuova Venezia, 11/7/2011
L’avv. Cornelio. “illegittimo farlo pagare in città”.
I veneziani devono pagare la depurazione delle acque reflue se in città non ci sono depuratori? È convinto di no l’avvocato Enrico Cornelio, pronto a presentare le prime cause – pilota contro Veritas, aprendo così un nuovo fronte dopo aver vinto i ricorsi contro il pagamento dell’Iva sulla Tia, anche se passare all’incasso non sarà facile.
Le bollette sono una dannazione. Si aprirà così a breve un nuovo fronte giudiziario, dopo che i giudici di pace hanno stabilito in primo grado che pagare un’imposta su un’imposta – l’Iva sulla Tia, la tariffa sui rifiuti urbani – è illegittimo, aprendo così uno scenario dalle conseguenze potenzialmente deflagranti per i rimborsi ai cittadini che ne fanno richiesta a Veritas: azienda che – da parte sua – incassando l’Iva per conto dello Stato, attende da tempo lumi dal governo, che non ne dà. Ma se questa è vertenza nazionale – e proprio per questo difficile da tradurre in moneta sonante – quella sui canoni di depurazione è vicenda tutta veneziana.
Con la bolletta dell’acqua , residenti ed attività del centro storico pagano anche il canone per la depurazione delle acque: come tutti, se non fosse che nel centro storico gli scarichi finiscono, dopo le fosse, per lo più in laguna e non al depuratore. La Corte Costituzionale – con la sentenza 335 del 2008 – ha già stabilito l’illegittimità della norma 36/94 laddove obbligava a pagare anche quanti non fossero allacciati al depuratore.
“Ma qui viene applicata la legge per Venezia e Chioggia 206/95”, spiega il legale, “il ragionamento che il Comune è riuscito a far passare all’Autorità territoriale in ambito laguna è che i veneziani scaricano direttamente in laguna e che, quindi, è proprio la laguna a costituire il “nostro” depuratore, che viene mantenuto dal Comune a proprie spese, con l’escavo dei canali: quindi il Comune ritiene di dover ricevere il contributo di depurazione anche dagli utenti le cui acque luride non vengono depurate”. Proprio con la manovra di bilancio di giugno, il Comune ha elevato il corrispettivo dovuto da 0,32 a 0,58 euro a metro cubo d’acqua (in media, ma la tariffa può crescere fino a 0,62 per utenze non residenze e 0,65 per utenze non domestiche).
Destinazione dei fondi la legge 206: scavo rii “giustificati dal fatto che per depurazione si intendono processi di mineralizzazione e sedimentazione a fine scarico”, realizzazione di nuovi impianti di depurazione e della rete fognaria, manutenzione gattoli. Ragionamento che fila. Non per il legale, che insiste: “a prescindere che la laguna non è un depuratore e che quindi dovrebbero essere versate acque pulite e non luride, la manutenzione dei canali consiste nell’asportarne la melma dai fondali. Così non si trattano le acque, ma per l’appunto rifiuti solidi che si trovano nella Pubblica via (i canali), né più né meno delle immondizie e deiezioni di animali sul selciato, servizio già pagato con la Tia, per l’appunto. Addebitare un costo aggiuntivo dell’acqua per un servizio già pagato con la Tia non è legittimo”.