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08 Gennaio 2009

Cesareo sbagliato: risarcimento di 2,7 milioni

Corriere della Sera
8.1.09

Cesareo sbagliato: risarcimento di 2,7 milioni

PADOVA – Due milioni e 752 mila euro. È la somma totale che il dottor Italo De Meo, ora primario di Ginecologia all’ospedale di Camposampiero, la società «Minos», l’Uls 15 di Camposampiero e la dottoressa Elena Gentile dovranno risarcire a una famiglia di Dolo per la morte di uno dei due gemelli attesi dalla madre e i gravi danno psicofisici subiti alla nascita dell’altro bimbo. Lo ha deciso il giudice della sezione civile del Tribunale di Padova Roberto Beghini che, condannando i due medici, l’ospedale e la società che forniva l’ambulatorio a De Meo per le visite private, ha messo la parola fine ad una vicenda iniziata il 15 maggio 1996. con un parto cesareo urgente eseguito all’ospedale di Camposampiero dallo stesso De Meo, ritenuto responsabile (insieme alla Minos) del 75% della tragedia.
La causa.
Uno dei due gemelli è nato morto e l’altro in condizioni di grave compromissione neurologica, con un danno biologico pari al 100%: è affetto da cecità, ritardo psicomotorio, tetraparesi spastica con incapacità a svolgere autonomamente qualsiasi attività e doppia incontinenza. Il tutto a causa di una patologia funicolare (sviluppata per la convivenza dei due fratelli all’interno della stessa placenta) che avrebbe potuto essere tempestivamente diagnosticata nell’utero, grazie a un tracciato cardiotocografico dei due feti.
Tracciato che però nessuno dei sanitari che seguiva la mamma in gravidanza aveva prescritto.
Per questo la famiglia, attraverso l’avvocato Enrico Cornelio, ha presentato il 5 febbraio 1998 una citazione in giudizio alla sezione civile del tribunale padovano, depositando anche una consulenza tecnica d’ufficio firmata dai professori Francesco De Ferrari e Sergio Pecorelli, medici legali dell’università di Brescia. «Quello che emerge dalle consulenze – spiega l’avvocato Cornelio, dopo aver assistito alla lettura della sentenza – è che i medici hanno trascurato di eseguire indagini fondamentali per capire in tempo la patologia che si stava sviluppando, visibile dalla 28esima settimana di gestazione. Oltretutto sono intervenuti in ritardo con il cesareo, che doveva essere praticato non oltre la 34esima settimana. Così i bambini sarebbero nati prematuri, certo. Ma vivi». Insomma una cattiva conduzione del caso. Si legge nella sentenza del giudice Beghini: «Alla 35esima settimana di gestazione, quando si presentò alla visita dal dottor De Meo, la paziente non è stata sottoposta agli opportuni accertamenti».
La sentenza.
Omissioni che nel corso della gravidanza hanno impedito di poter riconoscere la malattia e intervenire in tempo con un taglio cesareo. Ad aggravare la situazione ci si è messo il ritardo, di circa un’ora, del cesareo, decisivo nel peggiorare le condizioni del bambino vivo. «Sono soddisfatto che si sia arrivati alla decisione, ma è poco come risarcimento e non si è tenuto conto dell’enorme lavoro che i genitori devono fare con un figlio in quelle condizioni – continua il legale. Se un camionista provoca un incidente, gli si toglie la patente. Un medico invece viene promosso primario. Sono basito».
Un caso molto sofferto. Nel 2004, infatti, la Corte d’Appello di Trento aveva condannato il tribunale di Padova a un risarcimento danni di 24 mila euro per la lentezza del procedimento.