ARCHIVIO RASSEGNE
10 Novembre 2010

Condannato per non aver fatto il padre.

LA NUOVA VENEZIA 10.11.2010
Incastrato dal Dna, risarcirà la figlia.

Albergatore di Jesolo dovrà dare 130.000 euro alla primogenita mai riconosciuta
JESOLO Una storia che sa d’altri tempi, ma è invece tragicamente attuale, quella di Paola P., 51 anni, in causa con il padre naturale che non vuole riconoscerla come figlia. Il giudice del Tribunale di Venezia Maria Grazia Balletti ha condannato Italo B., 75 anni . costretto dalla legge a sottoporsi alla prova del Dna, che l’ha identificato come padre certo di Paola – a risarcire alla figlia 130 mila euro. Una storia che ha avuto inizi alla fine degli anni Cinquanta, quando il figlio ventenne dei titolari di un bell’albergo jesolano mette incinta la giovanissima cameriera, messa subito alla porta dalla famiglia di lui. È il 1959 quando nasce Paola. Un’infanzia e una vita difficile la sua.
Ora il Dna ha «incastrato» il padre.

Jesolo. Aveva messo incinta la cameriera dell’albergo di famiglia nel lontano 1959
Paternità negata, incastrato dal Dna
"La figlia adesso ha 51 anni. L’avvocato: «Pochi 130 mila euro»
JESOLO Una storia che sa d’altri tempi, ma è invece tragicamente attuale, quella di Paola P., 51 anni, in causa con il padre naturale che non vuole riconoscerla come figlia.
Nei giorni scorsi, la giudice del Tribunale di Venezia Maria Grazia Balletti ha condannato Italo B., 75 anni – costretto dalla legge a sottoporsi alla prova del Dna, che l’ha identificato come padre certo di Paola – a risarcire alla figlia 130 mila euro, più interessi e spese legali.
«Troppo poco per una vita di patimenti: ricorreremo in Appello» commenta l’avvocato Enrico Cornelio, legale della donna.
Una storia che ha avuto inizio alla fine degli Anni Cinquanta, quando il figlio ventenne dei titolari di un bell’albergo jesolano mette incinta la giovanissima cameriera, messa subito alla porta dalla famiglia di lui, che la lascia senza lavoro e senza alcun aiuto per la bimba che aspetta. È il 1959 quando nasce Paola: disperata, la madre si presenta in chiesa il giorno delle nozze del giovane albergatore, ma viene allontanata dalla polizia, chiamata dalla famiglia dello sposo.
Un’infanzia difficile – quella di Paola – tra gli istituti di accoglienza dove viene mandata, a causa delle difficoltà economiche nelle quali versava la madre. E da adulta – anche se la questione certamente non coinvolge la causa – un figlio gravemente malato ed invalido fin dalla nascita, unitamente alla separazione dal marito. In tutti questi anni, la vana ricerca di un contatto, con quel padre che si nega anche al saluto davanti al semplice incrociarsi per strada, a Jesolo: per decenni, la famiglia B. e il signor Italo poi – che nel frattempo ha avuto dalla moglie due figlie – rifiutano, infatti, ogni contatto o aiuto economico. Così la donna decide di rivolgersi al Tribunale, anche perché – pur essendo la sua una «vecchia» storia – in questi casi la prescrizione scatta a dieci anni dal riconoscimento della paternità. Ed è stato proprio il giudice a costringere l’albergatore a sottoporsi al test del Dna, che ha definito come il padre di Paola.
«Accertato il riconoscimento di paternità», commenta l’avvocato Cornelio, «130 mila euro – anche se rivalutati – non sono certo sufficienti: c’è il mantenimento di una bimba abbandonata, la mancata istruzione, il danno morale di aver dovuto vivere da “figlia di nessuno” ed essere stata ignorata dal padre, la reclusione in cui visse nell’adolescenza in un istituto di suore che la sfruttavano facendole svolgere lavori di copiatura per conto terzi per farle raggiungere il diploma di stenodattilografa, impedendole qualsiasi forma di libertà personale, 24 ore su 24, inverno ed estate. Ricorreremo in appello».
Il Tribunale civile ha chiuso in primo grado la vicenda, respingendo la richiesta del legale di annullare la costituzione della società di persone al quale B. ha intestato tutte le attività di famiglia e che non è espropriabile."