ARCHIVIO RASSEGNE
24 Aprile 2013

Corriere del Veneto Cesareo negato, 6 milioni di risarcimento record per i danni al bambino

Venezia – Mattia oggi ha 25 anni, non sa tagliarsi da solo la carne, parla poco e con frasi semplici, non sa scrivere il suo nome né qualunque altra frase o parola, ha bisogno di essere accompagnato dai familiari 24 ore su 24, per qualunque necessità. È un bel ragazzo e a parte il leggere strabismo a vederlo non si direbbe che è venuto al mondo in maniera complicata, tanto complicata da rovinargli la vita. e infatti la Corte d’Appello in suo favore ha emesso una sentenza record: 6 milioni di euro e 92 mila euro di risarcimento per i genitori e i due fratelli perché Mattia, nome di fantasia, avrebbe avuto tutta la salute, la forza e la capacità che la natura gli ha donato, se solo fosse nato con un cesareo d’urgenza.
Lo studio dell’avvocato Enrico Cornelio e la fondazione «Mai Più» che hanno assistito Mattia e la famiglia attendono le motivazioni da un momento all’altro, ma dopo 13 anni di battaglia il solo dispositivo è una vittoria schiacciante. Per l’associazione che aiuta con consulenze medico - legali le vittime della malasanità, e che per la famiglia che per 13 anni non ha mai sospettato che i problemi di Mattia fossero legati al parto, avvenuto nella clinica veneziana «Villa Salus». C’era sofferenza fetale quando nel 1987 la mamma era arrivata in pieno travaglio, i monitoraggi avevano evidenziato una sofferenza cardiaca, ma si decise di procedere col parto naturale e un’ora dopo il piccolo nacque: tremori, un indice di Apgar di reattività agli stimoli insufficiente, non venne ventilato né aiutato nell’ossigenazione cerebrale con farmaci. Dopo tre giorni di tremori il piccolo venne trasferito a Padova e trattato per convulsione neonatale da edema celebrale secondario ed asfissia perinatale. Perinatale vuol dire che la mancanza di ossigeno arrivò intorno al momento della nascita, la famiglia per anni non ha saputo in quale preciso momento. Diagnosi di dismissione: edema celebrale da sospetta asfissia perinatale. Dopo pochi mesi Mattia manifestò problemi nell’alimentazione, non riusciva a star seduto e a camminare e si sottopose a sedute di fisiokinesiterapia, fino a quando non fu in grado di camminare e dire parole semplici, a 20 mesi. A 3 anni le prime convulsioni, la diagnosi di epilessia e le nuove cure, i ricoveri e la diagnosi di ritardo mentale, che con passare degli anni divenne sempre più evidente.
Fino a quando i genitori non vennero a contatto con la «Fondazione Mai Più» e appresero della storia della sua fondatrice Cristina Rossetti e del figlio Alberto, menomato da un parto naturale in condizioni di grave sofferenza. Solo allora venne loro il sospetto che anche per Mattia potesse essere stato lo stesso, così chiesero la cartella clinica a «Villa Salus». Si videro consegnare parte dei tracciati cardiotocografici, ma la mamma ricorda che il monitoraggio continuò più a lungo e «quindi semplicemente Villa Salus ha fatto sparire il tracciato dalla cartella» accusa l’avvocato. La vicenda processuale, come quella umana, è un altro calvario che va avanti dal 2001: in primo grado la Terza sezione civile del Tribunale di Venezia prende per buona la perizia dell’esperto che dice che i monitoraggi nel 79% dei casi finiscono con parti normali e la Corte d’Appello conferma. «Assurdo e incredibile», bolla l’avvocato Cornelio. Ma i monitoraggi sono, oggi come nel 1987, l’unica diagnosi possibile, argomenta la difesa, e se il 21% dei bambini monitorati a rischio nasce davvero con problemi non è il caso di prenderli sottogamba. La Cassazione riceve il ricorso e rinvia tutto alla Corte d’Appello, che nel secondo pronunciamento accoglie le ragioni della famiglia e accoda a titolo di risarcimento 3.288.00 euro, rivalutati da ottobre 1987, che con gli interessi al tasso legale fanno 6 milioni di euro e 91.974.09 euro. Un risarcimento record, l’assicurazione Ras rifonderà il massimale di 600 mila euro, il resto lo metterà la clinica. «Ci sono voluti tredici anni – dice la presidente di «Mai Più» - ma abbiamo avuto giustizia. I casi di negligenza? In aumento.»