ARCHIVIO RASSEGNE
15 Giugno 2016

CORRIERE DEL VENETO: FIGLIO LEGITTIMO A 81 ANNI, STORIA DI ANGELO, EREDE DOPO UNA VITA IN TRIBUNALE


Venezia, ha vinto la causa intentata nel 1935 dalla madre.
La vicenda. Angelo, veneziano di 81 anni, ha vinto la causa intentata negli anni ’30 dalla madre per ottenere da un imprenditore del porto il riconoscimento della sua paternità. Il Giudice ha stabilito la “revoca del testamento e l’apertura della successione legittima” in suo favore. Da subito l’81enne può dunque entrare in possesso di due appartamenti in centro a Venezia.
Venezia
Quattro anni fa aveva avuto la conferma che quell’uomo, come sua madre gli aveva sempre raccontato, era effettivamente suo padre. Adesso, all’età di 81 anni, si ritrova anche ricco ereditiero. Una scoperta per nulla casuale, a dire la verità, ma frutto di una battaglia legale durata per oltre mezzo secolo, iniziata da sua madre e da lui ripresa nell’ultimo decennio, che si è conclusa solo nei giorni scorsi. Con una sentenza del Tribunale civile di Venezia, che ha di fatto annullato il testamento originario del padre. Il padre che non lo aveva mai riconosciuto.
È la storia di Angelo L. e di sua madre Maria, nata nella Venezia degli anni Trenta. Allora era una giovane dattilografa impiegata in una nota agenzia marittima della città. Il titolare aveva un debole per lei e non fece mai nulla per nasconderlo. Tra i due ci fu una breve relazione dalla quale, nel gennaio del 1935, nacque Angelo. L’uomo però di quel bambino non ne volle mai sapere nulla. Non lo riconobbe e, com’era prevedibile considerate le premesse, lo escluse dal suo testamento. Scapolo e senza figli, quando morì, nel 1948, lasciò tutto alla sorella. L’appartamento in cui viveva a Venezia, la quota della sua azienda di spedizioni e il patrimonio immobiliare di Malamocco e Musile, passato poi in eredità al nipote e ai suoi figli.
Un’eredità, quindi, che ha attraverso i decenni, un secolo e tre generazioni. Maria però non si è mai arresa. Non si è mai sposata, ha cresciuto Angelo da sola, ma senza rinunciare a ciò che secondo lei sarebbe spettato di diritto all’unico figlio di quell’agente marittimo. La battaglia legale all’epoca si risolse con un buco nell’acqua. Niente test del DNA in quegli anni, nessun altro appiglio che potesse supportare la versione della donna. Nessuna conferma possibile al fatto che il figlio fosse il figlio biologico del suo titolare.
Angelo intanto cresceva, cominciava a lavorare da impiegato, si costruiva una famiglia. Maria, nel frattempo, continuava a cercare un modo per farsi ascoltare. Ci ha provato senza sosta fino alla morte, avvenuta nel 1993. Negli anni successivi è stato lo stesso Angelo a riprendere in mano la battaglia della madre, assistito dall’avvocato Enrico Cornelio. Un lungo iter durato dodici anni, prima di riuscire ad ottenere la riesumazione della salma del padre, per poter prelevare dalle sue ossa un campione di DNA.
Nel 2012 arrivò la prima vittoria: la sentenza del Tribunale di Venezia, che confermò la paternità dell’agente marittimo. Angelo allora, avuta la conferma che quanto aveva raccontato per anni sua madre era la verità, ha dato lo slancio legale per continuare la causa intrapresa e portarla all’ultimo traguardo. Questi quattro anni, insieme ai suoi avvocati, l’anziano li ha trascorsi aspettando di essere definitivamente inserito nel testamento originale di suo padre. Ci è riuscito pochi giorni fa, quando il Giudice Gabriella Favero ha stabilito con la sua sentenza la “revoca del testamento e l’apertura della successione legittima” in suo favor. Il Giudice inoltre ha stabilito che fin da subito l’81enne possa entrare in possesso di due appartamenti in centro a Venezia.
Si tratta di immobili al momento di proprietà dei discendenti dell’agente marittimo che ora dovranno cederli, o restituirli, ad Angelo. La battaglia legale, comunque, non finirà di certo qui. I discendenti dell’imprenditore veneziano, con ogni probabilità, ricorreranno in appello per cercare di ribaltare l’esito della sentenza. dopo tanto attendere, quindi, Angelo dovrà aspettare ancora prima di arrivare all’ultimo definitivo gradino di questa storia infinita, che l’ha accompagnato in ogni giorno della sua vita.
“Ma non è finita qui nemmeno per noi - prosegue l’avvocato Enrico Cornelio, legale di angelo - il grosso del patrimonio che spetta di diritto al mio cliente è quello di Musile e Malamocco, venduto negli anni dai discendenti. Proseguiremo per far sì che anche la rendita di quei beni torni in suo possesso, perché la sentenza parla chiaro. Non ci sono quote da dividere con altri parenti, l’eredità spetta di diritto all’unico discendente diretto: il figlio.”
di Davide Tamiello