ARCHIVIO RASSEGNE
10 Dicembre 2021

Corriere del Veneto. La sentenza dopo 86 anni: figlio legittimo e unico erede Ma è morto da tre mesi

Nato nel 1935, non era mai stato riconosciuto dal padre.
La sentenza decisiva, che lo dichiara erede unico, è arrivata pochi giorni fa, quando ormai sono passati 86 anni dalla sua nascita, 73 dalla morte del padre che non lo aveva riconosciuto e 15 da quando ha deciso di intentare la causa e di chiedere l’esame del Dna sul cadavere. Ma, purtroppo, anche quando sono ormai passati tre mesi dalla sua morte, dopo una vita passata a voler dimostrare e far valere i suoi diritti. E così quell’appartamento di 5 vani a Castello, nel cuore di Venezia e l’annesso magazzino, il cui valore è stimato intorno al milione di euro, andranno ai suoi eredi, ovvero la vedova e i tre figli, mentre resta ancora aperta la guerra giudiziaria su una serie di altri beni venduti nel corso di questi decenni.
È una storia quasi da film, quella di A.L., nato appunto nel 1935. All’epoca un ricco spedizioniere padovano, che non era sposato e non aveva figli, aveva avuto una relazione fugace con un’impiegata e lei era rimasta incinta. La donna aveva deciso di tenere il bambino, ma lui non l’aveva riconosciuto, pur contribuendo alle spese del parto e per un po’ anche al mantenimento. L’uomo era perfino stato processato nel 1939 (venendo però assolto) con l’accusa di aver istigato la donna ad abortire. Poi però nel 1948, a 54 anni, l’imprenditore era morto prematuramente e i suoi beni erano andati alla sorella, da lui indicata come erede in un testamento firmato tre anni prima. La madre del bimbo aveva provato a fare causa all’epoca, ma si era sempre scontrata con i criteri di allora e i tribunali le avevano dato torto.
Poi il figlio nel 2006, quando ormai aveva 61 anni e aveva trascorso buona parte della vita senza padre e anche in condizioni economiche non proprio floride, aveva ripreso in mano la questione con l’avvocato veneziano Enrico Cornelio e aveva chiesto e ottenuto (nel 2009) l’esumazione del corpo del presunto padre e l’esame del Dna, che aveva confermato la paternità. A quel punto aveva avviato una seconda causa per chiedere la revoca di quel testamento di oltre sessant’anni prima «per sopravvenienza di figli», come recita il codice civile. Aveva vinto in tribunale nel 2016, perso in Corte d’appello nel 2018 (secondo la quale se il padre l’aveva escluso l’aveva fatto volontariamente), ma di nuovo vinto in Cassazione nel 2019, sulla base del fatto. E proprio da quest’ultima sentenza la causa era tornata in Corte a Venezia, dove nei giorni scorsi l’uomo è stato dichiarato erede, con conseguente annullamento del testamento a favore degli attuali nipoti della sorella dello spedizioniere.
«Certo che sono soddisfatto - aveva detto l’uomo due anni fa, dopo la sentenza di Cassazione - ho sempre saputo che lui era mio padre». La questione del cuore, quella delle origini, non ha potuto vederla, ma ora la guerra giudiziaria continua. L’avvocato Cornelio ha infatti chiesto e ottenuto una perizia di stima di una serie di altri beni, in particolare terreni, che erano stati venduti nel corso degli anni. «Ma il grosso del patrimonio è stato perso, perché anche le stime vengono fatte secondo i valori nominali, non quelli di vendita», conclude l’avvocato.