ARCHIVIO RASSEGNE
22 Maggio 2016

DOPO I RIFIUTI, ANCHE GAS E LUCE, SI’ DEL GIUDICE AL RIMBORSO DELL’IVA

Corriere del Veneto
Primi ricorsi vinti, cento euro a cliente. Cornelio: basta balzelli ingiusti.
Venezia.
La battaglia contro l’applicazione dell’Iva sulla Tia è ormai passata in archivio, dopo la sentenza di marzo con cui la Corte di Cassazione ha bocciato il ricorso di Veritas e dichiarato dunque illegittimo imporre la tassa sull’ex tariffa di igiene ambientale. Tanto che lo stesso amministratore delegato Andrea Razzini ha sollecitato sia le associazioni dei consumatori che i parlamentari a chiedere chiarezza a governo a Agenzia delle Entrate. Ora però nel mirino dell’avvocato Enrico Cornelio, che aveva condotto in prima fila la battaglia contro Veritas, è finita anche l’Iva sulle bollette di luce, acqua e gas. Il legale mestrino ha presentato i primo ricorsi e ha ottenuto dal Giudice di pace di Venezia già un paio di decreti ingiuntivi per riavere indietro i soldi.
Rispetto al caso dei rifiuti, si tratta di cifre leggermente più elevate, ma pur sempre di poche decine di euro. E’ però il principio che conta: secondo l’avvocato Cornelio, non è legittimo che le aziende fornitrici facciano pagare ai propri clienti l’Iva, che è un’imposta dello Stato, su quelle somme che già a loro volta sono una tassa, ovvero le accise e le addizionali provinciali presenti nelle bollette. E d’altra parte, ricordava il legale nei suoi ricorsi, la Cassazione già nel 1997 affermava che, salvo una deroga esplicita per legge, un’imposta non può costituire la base imponibile per un’altra. E dunque in questo caso, ai fini del calcolo dell’Iva della bolletta, vanno considerati solamente i consumi. Nell’ultimo caso concreto, su cui è stato ottenuto il decreto ingiuntivo, un cliente aveva chiesto il rimborso sia a Gdf Suez Energie, con cui aveva un contratto per l’erogazione di gas ed energia elettrica dal 2011, sia a Eni, che gli aveva fornito il gas dal 2007 al 2010. Alla società francese chiedeva dai 3 ai 6 euro a bolletta, per un totale di 71,62 euro, e 35,72 al cane a sei zampe. Di fronte alla contestazione, il Giudice di pace ha scritto poche righe per confermare che la tesi sostenuta nel ricorso è da ritenersi del tutto corretta.
Ora bisognerà vedere se le compagnie impugneranno i decreti ingiuntivi. Per il primo ottenuto dall’avvocato Cornelio è già trascorso il termine e dunque è divenuto esecutivo, mentre quello più recente potrebbe ancora essere appellato e allora la causa si sposterebbe di fronte a un Giudice togato della Sezione Civile del Tribunale. Come nel caso della Tia, il problema potrebbe essere “l’effetto onda”, cioè la possibilità di migliaia di ricorsi sul punto, che costringerebbero lo Stato a sborsare milioni di euro. I gestori, in questo caso, sono infatti solamente osservatori passivi del contenzioso, visto che loro quell’Iva l’hanno girata allo Stato e dunque non è mai passata per le loro casse.
Si tratta di precedenti clamorosi - spiega Cornelio - l’addebito dell’ingiusto balzello non ha alcuna giustificazione e viene applicato solo su presupposto che tanto si tratta di piccoli importi unitari e l’utente “se la deve mettere via”. Però basta che l’utente “non se la metta via” e viene rimborsato anche delle spese”.
 
di Alberto Zorzi