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15 Giugno 2016

Il Gazzettino di Venezia: IL CASO: il Tribunale di Venezia dà ragione ad un anziano, il cui padre non lo aveva mai voluto riconoscere

“DOPO 81 ANNI OTTIENE L’EREDITA’, E’ LUI IL FIGLIO DEL RICCO VENEZIANO”
Venezia
Ha dovuto aspettare di compiere 81 anni per riuscire ad ottenere l’eredità del padre che, in vita, non lo aveva voluto riconoscere come figlio.
La battaglia legale dell’anziano A. L., residente in centro storico a Venezia, si è conclusa con la sentenza emessa nei giorni scorsi dal Tribunale civile, con la quale il Giudice Gabriella Favero ha condannato i pronipoti di suo padre, a “restituirgli” l’appartamento e il magazzino di Venezia che nel frattempo avevano ereditato.
La decisione del Tribunale arriva a conclusione di un contenzioso durato complessivamente una decina di anni. Come primo passo, infatti, A. L. ha dovuto inizialmente avviare una causa per l’accertamento di paternità, con l’obiettivo di dimostrare di essere il figlio del ricco spedizioniere veneziano, Nicolò Salmini, morto nel 1948 a Padova. Causa difficile, in quanto la legge prevedeva la possibilità di agire soltanto nei confronti del padre e del suo erede diretto, mentre nel caso specifico gli unici eredi viventi sono dei pronipoti, residenti in provincia di Padova. La questione è così approdata qualche anno fa davanti alla Corte Costituzionale, la quale ha dato il via libera all’azione. E così il legale dell’ottantunenne, l’avvocato Enrico Cornelio, ha potuto prima ottenere l’accertamento di paternità e ora la sentenza con cui il suo assistito riceve finalmente in eredità i beni immobili del padre. La causa  non è però conclusa: il Giudice si deve ancora pronunciare sulle altre richieste dell’anziano veneziano, il quale chiede che i pronipoti (che avevano accettato in buona fede quei beni, non sapendo dell’esistenza di un figlio) gli versino l’eventuale differenza di valore attuale, nonché l’ammontare di quanto hanno fruttato i due immobili nei molti anni in cui ne sono stati proprietari. In discussione vi è anche il controvalore di altri beni nel frattempo venduti.
A. L. ha sempre sostenuto di essere figlio dello spedizioniere padovano, nato da una relazione intrattenuta con la madre, dipendente della sua società che operava al porto di Venezia. un tempo, senza gli attuali strumenti scientifici e tecnologici, era difficile ottenere l’accertamento della paternità, e così l’uomo si era arreso. Ma nel 2001 una sentenza del Tribunale di Venezia, pronunciatasi su un caso simile, riaccese le sue speranze: si trattava della causa con cui il padre di Matteo Vanzan, il lagunare tragicamente caduto in iraq, riuscì ad ottenere, all’età di 50 anni, la condanna del padre naturale a risarcirgli il danno dal mancato risarcimento.
A questo punto l’anziano veneziano ha deciso di rivolgersi al Tribunale, con l’assistenza dell’avvocato Cornelio: ha chiesto ed ottenuto la riesumazione del corpo di Nicolò Salmini, scomparso 60 anni prima, e si è sottoposto alla prova del DNA cha ha attestato la paternità. A questo punto è partita la causa per ottenere l’eredità di cui era stato privato, conclusasi con una sentenza che ha accolto le sue richieste: il Giudice ha infatti respinto le eccezioni formulate dai pronipoti, negando che il passare di così tanti anni abbia dato corso al diritto di usucapione di quei beni immobili in quanto, prima dell’accertamento di paternità, l’ottantunenne non aveva alcuna possibilità di agire per far valere i propri diritti. La sentenza potrà essere impugnata in appello, ma nel frattempo è provvisoriamente esecutiva.
di Gianluca Amadori