ARCHIVIO RASSEGNE
17 Febbraio 2015

Il Gazzettino di Venezia MARTELLAGO – Espropriato il magazzino merci per un valore di 670mila euro

POMETON NON PAGA: PIGNORATA
Sfida legale all’azienda che non ha ancora risarcito la famiglia di un operaio
Nicola De Rossi
Pometon non paga il maxi risarcimento ai familiari di un operaio morto per amianto e il legale pignora in fabbrica i prodotti finiti, per lo più in rame, per 300 tonnellate. Nuova tegola per lo stabilimento di Maerne, proprio ora che appare in ripresa dopo una lunga crisi: ha ricominciato a produrre polveri prima acquistate da fuori e ha riassorbito i 7 operai che ad ottobre avevano accettato un anno di aspettativa non retribuita in luogo del licenziamento, scattato per 12 colleghi.
La vicenda è legata al decesso, nel 2008, di un operaio 75enne, Amedeo Busato, che ha lavorato trent’anni nel reparto polveri dello stabilimento sia di Maerne sia di Marghera, della già Metallurgica Toniolo e poi Pometon.
L’uomo ha contratto il mesotelioma pleurico per l’esposizione da amianto e non si tratterebbe di un caso isolato: l’avvocato Enrico Cornelio, legale della famiglia Busato, ha prodotto altre perizie relative a lavoratori Pometon e un ordine dello Spisal sulle modalità di smaltimento dell’amianto presente in fabbrica. Nella causa intentata dalla famiglia, il Tribunale di Venezia ha condannato Pometon a un risarcimento di 670mila euro da liquidare alla moglie e alle due figlie per la perdita del loro congiunto: decisione conforme a una precedente sentenza emessa dal Tribunale, e confermata in Corte d’Appello, nella causa di lavoro per la malattia e i danni in vita subiti dall’operaio, che aveva riconosciuto un indennizzo di 160mila euro; questo già pagato. “Ma pur essendo esecutiva la sentenza da oltre tre mesi, Pometon non vuole pagare i 670 mila euro, tergiversa, sostiene di essere in difficoltà, mentre leggo che si è risanata. Per ottenere giustizia non c’è rimasto che procedere al pignoramento dei suoi beni: vediamo se ora pagano”, spiega l’avvocato Cornelio. Che sabato mattina si è presentato in fabbrica con l’Ufficiale Giudiziario della Corte d’Appello di Venezia, pignorando il magazzino delle merci lavorate, inventariate e pesate fino a raggiungere un valore di mercato pari al credito: il pignoramento ha riguardato alcune centinaia di scatoloni, secchi e bancali di prodotti pronti per la consegna, per lo più in rame, ma anche di bronzo e ottone, per qualcosa come 300 tonnellate di materiale, più alcuni muletti.