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23 Luglio 2020

Il Porto condannato a risarcire Padre morto per l’amianto oltre un milione a 4 sorelle

LA NUOVA VENEZIA 23.7.2020
Il Porto condannato a risarcire
Padre morto per l’amianto oltre un milione a 4 sorelle
Le morti da amianto nel porto tornano al centro delle aule di tribunale. Stavolta, il Tribunale di Venezia ha condannato l’Autorità di sistema portuale ad un maxi risarcimento nei confronti di quattro sorelle difese dall’avvocato Enrico Cornelio, che hanno perso il padre ammalatosi di tumore ai polmoni dovuto all’esposizione alle fibre di asbesto.
Nel caso specifico, l’ex dipendente del Porto aveva lavorato almeno fino al 1975 come addetto a carico-scarico e movimentazione merci per la Compagnia lavoratori portuali. Nel corso degli anni, poi, il lavoro l’aveva portato ad aprire un piccolo negozio di specialità veneziane in riva degli Schiavoni, insieme ad una delle figlie. Nel 2013, poi, la diagnosi in seguito a tac: mesotelioma pleurico. Per come ricostruito dalla difesa, nel corso degli anni era infatti stato esposto in maniera continuativa alle fibre di asbesto durante le attività di movimentazione di merci tra cui amianto (grezzo o imballato) destinato alle imprese del Veneto e senza misure di protezione. Un punto, questo, confermato anche nella sentenza del tribunale civile di Venezia e dalla contestazione del fatto da parte della difesa del Porto.
Pertanto, il giudice Ivana Morandin ha stabilito una somma di 187 mila euro alla moglie dell’ex dipendente del Porto. Morta a distanza di undici mesi dal marito, tale somma è stata distribuita come eredità alle quattro sorelle. Alle quali, poi, è stato riconosciuta una somma di oltre 192 mila euro ciascuna come risarcimento del danno non patrimoniale per aver perso il padre. Risarciti anche con 27 mila euro i sei nipoti.
E sempre in tema di mesotelioma pleurico, nei giorni scorsi la corte d’appello di Venezia, ha ricalibrato il risarcimento dovuto da Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) stabilito nel 2016 per la morte di S.A., ammalato durante la sua attività lavorativa per le Ferrovie dello Stato dal 1966 al 1991. La corte d’appello ha così riformato la precedente sentenza del Tribunale per la morte del ferroviere, attribuendo 200 mila euro a ciascuna figlia e 330 mila alla vedova.