ARCHIVIO RASSEGNE
30 Giugno 2015

Il Porto dovrà pagare per il decesso di un dipendente Morto di tumore, indennizzi raddoppiati

IL GAZZETTINO
VENEZIA Martedì 30 giugno 2015
CORTE D’APPELLO Il Porto dovrà pagare per il decesso di un dipendente
Morto di tumore, indennizzi raddoppiati
Lievitano i risarcimenti per la moglie e il resto della famiglia
Raddoppiati gli indennizzi destinati ai parenti di un lavoratore del porto deceduto per tumore.
Il caso emerge da una recente sentenza della Corte d’Appello che, in pratica, ha rivisto i criteri di assegnazione dei risarcimenti per i parenti della vittima.
La vicenda presa in esame dai giudici è quella che riguardava Ferdinando D.R., a suo tempo socio della cooperativa lavoratori portuali e in servizio dal 1959 al 1987. Nel 1999 l’uomo scoprì di avere un tumore ai polmoni, avviò le cure necessarie, ma nel 2000 morì.
Nel 2011 il Tribunale Civile di Venezia si era già espresso stabilendo i risarcimenti alla famiglia, ma l’avv. Enrico Cornelio, in rappresentanza proprio della parte lesa, ha deciso di avviare un ricorso alla Corte d’Appello.
Trovando conferma del fatto che il primo pronunciamento fosse su soglie tutto sommato basse. “La Corte d’Appello riconosce – spiega l’avv. Cornelio – che dovevano essere abbandonate le cosiddette “tabelle del Triveneto” che il Tribunale di Venezia continua ad adoperare e che devono essere adottate le “tabelle di Milano” che sono state riconosciute di valore normativo da parte della stessa Corte di Cassazione. Da qui il raddoppio del risarcimento.
La sentenza – conclude Cornelio – ribadisce la legittimazione passiva dell’Autorità Portuale quale successore del Provveditorato al Porto, cosa che da un po’ di tempo l’Avvocatura di Stato contesta”.
Nel dettaglio, nella sentenza della Corte d’Appello si fissa una soglia di 280 mila euro per la moglie del lavoratore deceduto, 200 mila per la figlia, 60 mila al nipote e 50 mila ciascuno ai sei fratelli (più gli interessi maturati).
Nel 2011 il Tribunale, secondo un diverso conteggio che ha dato vita a questo secondo pronunciamento, aveva fissato 85 mila euro alla figlia dell’operaio e 135 mila alla moglie.
G.P.B.