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07 Ottobre 2020

In nero per 16 anni. Seicentomila euro di stipendi arretrati

Corriere del Veneto 7.10.2020
 
In nero per 16 anni.
Seicentomila euro di stipendi arretrati
 
Nel 1980, quando aveva poco più di trent’anni, era stata assunta come impiegata contabile in una piccola ditta di falegname di Pianiga. Ma già nel 1985, dopo essere rimasta incinta, il titolare ne simulò il licenziamento, salvo poi continuare a farla lavorare in nero. E così era andata avanti fino al 2001, quando poi era formalmente “rientrata al lavoro”, passando di azienda in azienda, quando se ne era andata in pensione con una liquidazione relativa solo a un piccolo periodo in cui era stata trattualizzata. Ma il Giudice del lavoro Anna Menegazzo, nei giorni scorsi, ha emesso una sentenza pesante nei confronti della coppia di imprenditori che aveva avuto alle loro dipendenze per oltre trent’anni una donna veneziana che li costringerà a pagare, con gli interessi e le rivalutazioni, la bellezza di 600 mila euro, in parte per le retribuzioni arretrate, in parte per il Tfr mai versato.
“Gli elementi istruttori acquisiti in giudizio consentono di ritenere accertato che la ricorrente proseguì nell’espletamento dell’attività lavorativa a favore dei resistenti senza sostanziali modifiche dal 1985 fino al 1991 presso l’unità produttiva di Pionca, nonostante la completa assenza di regolarizzazione – scrive il magistrato nella sentenza – nonché nel periodo successivo in cui l’attività venne svolta presso la propria residenza in cui erano confluiti documenti, mobili e strumenti della ditta”. La donna, con il suo avvocato Enrico Cornelio, aveva portato in causa testimonianze e documenti per dimostrare che in quegli anni aveva redatto i registri di proprio pugno ed era andata in banca. Il Giudice ha riconosciuto che in questo periodo la dipendente in nero aveva lavorato a tempo pieno e, sulla base di una perizia da lei disposta, ha condannato le tre aziende a versarle rispettivamente 42 mila, 117 mila e 25 mila euro, che però essendo passati tantissimi anni, grazie a interessi e rivalutazioni si sono moltiplicati nell’astronomica cifra di quasi 600 mila euro.