ARCHIVIO RASSEGNE
23 Dicembre 2013

LA NUOVA VENEZIA: ERA MORTO PER L’AMIANTO 670 MILA EURO ALLA FAMIGLIA

Un altro lavoratore morto per mesotelioma, il cancro provocato dall’inalazione di amianto, un altro risarcimento per vedova e figli: 150 mila euro alla moglie e 130 mila euro ad ognuno dei 4 figli. A pagare sarà l’Autorità portuale – compresi 10 mila euro di spese legali e di perizia – dichiarata dal Tribunale di Venezia «responsabile per il decesso di Giancarlo Vianello».
«questa sentenza fa seguito a una condanna di risarcimento per 130 mila euro per i danni patiti da Vianello quand’era ancora in vita, ma mi riservo di appellare», protesta l’avvocato Enrico Cornelio, «perché il nostro Tribunale si ostina a liquidare i danni ai familiari secondo tabelle proprie anziché adottare quelle del Tribunale di Milano, mediamente del 50 per cento superiori».
La storia è quella di tanti lavoratori del porto di Venezia negli anni Sessanta e Settanta: Vianello aveva operato allo scalo veneziano tra il 1960 e il 1988, dipendente della Compagnia lavoratori portuali.
«Le testimonianze hanno unanimemente acclarato che almeno fino al 1979, l’amianto arrivava al Porto di Venezia a bordo delle navi, in sacchi di juta che spesso all’atto della “virata” si rompevano», si legge in sentenza, «il ricorrente ha svolto mansioni di lavoratore portuale, venendo in contatto e inalando le fibre di amianto». I sacchi venivano imbragati, ma quando le gru li alzava, il peso metteva in tiro le cime che talvolta li rompevano, tanto che le cancerogene fibre di amianto si spargevano nell’aria e venivano respirate. Negli anni Ottanta, l’amianto ha iniziato arrivare nei container: ma i sacchi scaricati una volta aperti i box presentavano spesso delle perdite.