ARCHIVIO RASSEGNE
04 Ottobre 2012

La Nuova Venezia Giovedì 4 ottobre 2012 Nacque Down, risarciti figlia e genitori

Per la prima volta la Corte di Cassazione ha riconosciuto, non solo ai genitori, ma anche al figlio con sindrome di Down il diritto ad essere risarcito per la mancata (o errata) diagnosi precoce della sua malformazione genetica, da parte di un’Asl. Accertamenti che – se correttamente effettuati – avrebbero messo la madre nelle condizione di scegliere tra l’interruzione o il proseguimento della gravidanza.
La Cassazione – con sentenza 16754/12, senza precedenti in Italia, che arriva a pochi giorni dalla Giornata delle persone con sindrome di Down (il 14 ottobre) – ha accolto il ricorso di una famiglia di Castelfranco, che si era vista respingere dal Tribunale di Treviso e dalla Corte d’Appello la richiesta di risarcimento per la mancata diagnosi prenatale della malformazione genetica dell’amata terza figlia: pur a fronte di precise richieste della madre per un accertamento sulla salute del feto, il ginecologo dell’Asl di Castelfranco le aveva suggerito un semplice tritest (non le più certe amniocentesi o villocentesi, adducendo presunta tardività e rischi per il feto), i cui risultati danno falsi negativi in oltre il 40% dei casi, come si legge nel ricorso. Di più, la famiglia era stata anche condannata a pagare a medico, Asl 8, assicurazioni, le spese legali e di consulenza (che pur hanno stabilito l’invalidità al 75% della figlia) per un ammontare iperbolico di quasi 300 mila euro. Al momento è noto solo il dispositivo, che però accoglie tutti i motivi del ricorso, rinviando alla Corte d’Appello per la quantificazione del danno. << È una rivoluzione copernicana>>, commenta l’avvocato Enrico Cornelio, che rappresenta la famiglia, <>. Una sentenza che apre la porta a possibili contestazioni etiche, sul risarcimento “per essere nati”.
<>, commenta Cornelio, <>. Una sentenza che apre la porta ad analoghi ricorsi e risarcimenti: Cornelio stima 1 milione per la ragazza e 150 mila euro per la famiglia.