ARCHIVIO RASSEGNE
10 Ottobre 2012

Libero Mancata diagnosi nonostante la richiesta dei genitori: riconosciuto il danno alla piccola

Anche il bambino che nasce disabile ha diritto ad essere risarcito in caso di mancata diagnosi di malformazioni fetali da parte del medico durante la gravidanza della madre.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza che, oltre a creare un preoccupante precedente per le aziende sanitarie di tutta Italia, rappresenta una sorte di rivoluzione nel nostro sistema giuridico. Fino a ieri, infatti, il diritto all’indennizzo in caso di nascita di un figlio affetto da disabilità non rilevante dagli esami clinici, spettava solo a papà, mamma e ai familiari del piccolo. Oggi non è più così. Oltre ai genitori, viene indennizzato anche il bambino.
A scardinare l’ormai vecchia impostazione giuridica è stato l’avvocato Enrico Cornelio, legale di una madre trevigiana la cui terza figlia sedici anni fa è nata con la sindrome di down. All’epoca, la mamma – oggi quarantacinquenne – avendo già avuto due bambine e versando in difficili condizioni economiche (lavorava come operaia, mentre il marito era muratore), aveva deciso di portare a termine la gravidanza solo nel caso in cui il nascituro fosse risultato sano. Altrimenti, seppur con la morte nel cuore, la coppia avrebbe optato per l’interruzione della gravidanza. La donna, quindi, si era rivolta a un medico dell’ospedale di Castelfranco Veneto – nel Trevigiano – ed era stata sottoposta ad una serie di esami per valutare lo stato di salute del piccolo.
Si è trattato però, all’insaputa della coppia, di accertamenti parziali che non potevano escludere completamente casi di malformazioni o di altre patologie. La signora era stata sottoposta al Tritest, che però ha un 40 % di possibilità di segnalare falsi negativi. E in questa casistica era rientrata anche la giovane madre trevigiana.
<> dice il suo avvocato, <>. Secondo il legale, la donna, essendo ancora nel primo trimestre di gravidanza, avrebbe dovuto essere messa al corrente della patologia di cui soffriva il nascituro, trovandosi quindi nella condizione di scegliere se proseguire la gestazione.
In primo grado, però, il Tribunale di Treviso aveva assolto il medico. E la sentenza era stata confermata anche in appello. Sennonché la Cassazione ha capovolto le precedenti pronunce. Per la figlia, oggi adolescente, i genitori hanno chiesto un risarcimento di un milione di euro.
La sentenza, data la portata, è destinata a far discutere. Perché è chiaro che se rientra nei diritti di una madre ricevere un indennizzo per una prestazione sanitaria essenziale non erogata, è altrettanto vero che la bambina riceverà un risarcimento per il semplice fatto di essere nata.
L’unica alternativa possibile, infatti, sarebbe stata l’aborto.<< Il problema risolto dalla Cassazione>> precisa l’avvocato Cornelio, << è che il nostro impianto giuridico è impostato sul principio che solo con la nascita si diventa titolari di diritti e se così non fosse la legge 194 sarebbe una norma incostituzionale, consentendo alla madre di essere arbitra di un diritto del nascituro. Ne consegue>> conclude il legale, <>. Chiaro. Come la sentenza.
E adesso gli operatori sanitari sanno che non sono più ammessi esami parziali, pena il risarcimento di una creatura che avrà diritto nel caso nasca con qualche disabilità