ARCHIVIO RASSEGNE
28 Luglio 2019

Marito morto per l’amianto Risarcita della mancata pensione

Chi perde il coniuge per colpa  altrui anche se già titolare  di pensione di reversibilità ha diritto a vedersi riconoscere lo stipendio non ricevuto.

Chi perde il coniuge per colpa altrui, anche se già titolare di pensione di reversibilità, ha diritto ad essere risarcito, oltre che dei danni morali e dei danni per le spese funebri, anche del pregiudizio che le deriva per la perdita del cosiddetto beneficio economico della convivenza. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione che nei giorni scorsi si è espressa sul ricorso presentato dall’avvocato Enrico Cornelio per conto della vedova di un operaio di Marghera che per anni aveva lavorato al Porto e che nel settembre 2000 era morto per un mesotelioma pleurico legato all’esposizione incontrollata all’amianto. 
Una sentenza innovativa, quella della Cassazione - spiega l’avvocato Cornelio - che rimanda il caso alla Corte d’Appello di Venezia. Corte che si era già espressa, negativamente. Ora i giudici romani hanno affermato il principio che la vedova ha diritto a vedersi pagato il danno da perdita del beneficio economico da convivenza. E quindi la Corte dovrà adeguarsi a questo principio, calcolando l’ammontare da versare alla vedova. L’avvocato Cornelio ha già effettuato una stima che potrebbe aggirarsi attorno ai 260 mila euro. L’odissea per la famiglia di Marghera era iniziata nel 2000, quando il capofamiglia era morto a 58 anni per un tumore legato all’esposizione all’amianto. Nel 2003 era iniziata la battaglia giudiziaria della famiglia del lavoratore portuale per vedersi riconosciuti tutti i danni conseguenti al decesso. La Corte d’Appello, nel riconoscere i danni non patrimoniali alla vedova, alla figlia, al nipote ed ai sei fratelli del defunto, aveva rigettato la domanda relativa alla perdita da parte della vedova della quota del reddito percepito in vita dal marito. «Come correttamente statuito dal giudice di prime cure», si legge nella sentenza di secondo grado, «l’istituto normativo della pensione di reversibilità, già percepita dalla moglie, ha propriamente la funzione di compensare la perdita del supporto economico della pensione dell’assicurato scomparso, in favore del coniuge superstite che già nella sua determinazione tiene conto della quota alla stessa spettante». «La vedova riceve la pensione di reversibilità perché il marito ha pagato dei contributi in vita, cioè per una specifica assicurazione a suo favore, quindi non c’è nessuna ragione che il responsabile della morte del marito, nella specie l’Autorità Portuale di Venezia, possa giovarsi dei contributi che il lavoratore aveva versato per assicurare l’avvenire di sua moglie, al fine di ridurre la propria responsabilità patrimoniale per la causazione della morte», ha sostenuto l’avvocato Cornelio fino in Cassazione, basandosi sul principio che la pensione di reversibilità non è un patrimonio di cui possa disporre e giovarsi il Porto. Principio, questo, che ora la Cassazione ha affermato. —