ARCHIVIO RASSEGNE
10 Ottobre 2012

Mercoledì 10 ottobre 2012 La Nuova Venezia. Bimbo rovinato dal parto sei milioni di risarcimento

La clinica Villa Salus condannata dalla Cassazione a pagare l’ingente somma
Venticinque anni fa i medici non fecero il cesareo, al neonato lesioni gravissime
Il risarcimento è arrivato a 25 anni di distanza da quel parto “maledetto” che l’ha reso un bel giovane adulto normalmente sviluppato nel fisico, ma che gli ha provocato un grave deficit cognitivo che l’ha reso invalido all’80 per cento e al 100 per cento per quanto riguarda l’attività lavorativa. Ora – proprio alla vigilia del suo compleanno –è arrivato: un risarcimento record, che condanna l’ospedale di Villa Salus – dove la madre di Davide partorì il 26 ottobre 1987 – a pagare 3.288 milioni di euro. Con gli interessi da allora ad oggi. La cifra quindi lievita ad oltre 6 milioni di euro, per quel mancato parto cesareo d’urgenza (l’ennesimo), che i ginecologi non ritennero di eseguire pure a fronte di una sofferenza fetale.
La sentenza della Corte d’appello giunge dopo anni di battaglie legali e porte sbattute in faccia: una sconfitta in primo grado, con i medici assolti da ogni responsabilità, una nuova sconfitta in Appello, poi il ricorso in Corte di Cassazione. E la svolta: i giudici della Corte Suprema, infatti, hanno dato ragione alla famiglia, ordinando ai magistrati veneti di secondo grado di riformare la loro sentenza e risarcire Davide. E nei giorni scorsi è arrivato il conto: 1,3 milioni per danno non patrimoniale, 900 mila per mancato guadagno, 648 mila di assistenza, 400 mila per i genitori, 40 mila ai fratelli. Più interessi. «È un caso emblematico, che dimostra per l’ennesima volta l’incapacità culturale dei nostri giudici di merito, di Tribunale e Corte d’Appello, di affrancarsi da ragionamenti inaccettabili da parte dei consulenti d’ufficio», commenta ad alzo zero l’avvocato Enrico Cornelio, che ha patrocinato la causa.
È accaduto che in quel giorno di 25 anni fa, nella sala parto di Villa Salus, i medici non ritennero che la situazione di sofferenza fetale pur rilevata nei tracciati - «tachicardia marcata», l’ha definita il medico legale consulente del giudice – fosse tale da giustificare un parto cesareo d’urgenza. La madre partorì Davide con un parto naturale che – commenta ancora l’avvocato Cornelio - «ha determinato al bambino un gravissimo danno cognitivo: non è in grado di esprimersi normalmente, non è in grado di giungere a una cultura più che elementare, è stato interdetto e soggetto a tutela».
In primo grado, la perizia del professor Avato dell’Università di Ferrara aveva riconosciuto segnali di allarme nei tracciati, ma aveva anche assolto i medici da qualsiasi responsabilità perché il parto naturale era sopraggiunto dopo un’ora e mezza, aggiungendo che nel 79% dei casi, pur a fronte di «tracciati non rassicuranti» i bimbi nascono sani. «Una percentuale sinistra», commenta ancora l’avvocato Cornelio «perché se 79 bambini nascono sani, vuol dire che 21 muoiono o nascono gravemente handicappati e tra questi, Davide.»
Anche la Corte d’Appello confermò la sentenza del Tribunale di Venezia: medici non responsabili e famiglia condannata anche a pagare le spese legali.
«Ci è voluta la Corte di Cassazione che in meno di un anno ha cassato la sentenza e rinviato tutto alla Corte d’Appello», conclude Cornelio, «che questa volta – con encomiabile velocità – ha condannato Villa Salus al risarcimento del danno, con una cifra che con gli interessi raggiunge il livello record di oltre 6 milioni di euro.»