ARCHIVIO RASSEGNE
19 Gennaio 2020

MESOTELIOMA, UNA BOMBA AD OROLOGERIA QUASI OTTOCENTO I CASI REGISTRATI NEL VENEZIANO.

LA NUOVA VENEZIA
IL REPORT AMIANTO
MESOTELIOMA, UNA BOMBA AD OROLOGERIA
QUASI OTTOCENTO I CASI REGISTRATI NEL VENEZIANO.
AL PORTO I MAGGIORI CASI DI RISARCIMENTO: 18 MILIONI IN DIECI ANNI.
Amianto ad orologeria nel Veneziano, mentre si susseguono i processi per le vittime di un minerale che in Italia è stato bandito dalla produzione industriale solo nel 1992. Il periodo di latenza della malattia tumorale, infatti, è molto lento: la patologia secondo gli esperti può insorgere anche oltre cinquant’anni dopo l’inalazione delle fibre killer. Si tratta di processi che stanno costando cifre esorbitanti alle industrie ritenute responsabili di non aver posto in essere misure di protezione per i lavoratori: l’Autorità portuale veneziana, ad esempio, è la più colpita in termini risarcitori.
Nel Veneto sono emersi, finora, oltre duemilacinquecento casi di mesotelioma. Nella sola provincia di Venezia sono 777 i casi certificati dal 1987 al 2018, il maggior numero di diagnosi a livello regionale, pari a oltre il 30% complessivo. Al secondo posto c’è Padova che insieme al capoluogo rappresenta oltre la metà dei 2576 casi totali. A fornire i dati è l’ultimo report del Servizio Epidemiologico Regionale (SER) che si basa sul “Registro regionale dei casi di mesotelioma”, di cui è responsabile il dottor Ugo Fedeli. Istituito da una Delibera regionale nel 2001, il registro nasce come articolazione del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), con lo scopo di realizzare una raccolta e un approfondimento sistematico della diagnosi sulla malattia connessa all’amianto.
Per la stragrande maggioranza la malattia ha colpito gli uomini tra i 55 e gli 84 anni, che hanno contratto la malattia in contesti lavorativi, dall’edilizia alle ferrovie, dagli impianti industriali alla cantieristica navale, fino all’industria chimica. Oggi, dopo la fuoriuscita della malattia dalla latenza verificatasi negli ultimi anni, il picco di insorgenza pare però essere stato raggiunto, con valori che dal 2007 sono stabilmente oltre le 100 diagnosi annuali ma non più in aumento.
I risarcimenti per le morti causate dall’amianto hanno intanto raggiunto valori record: l’Autorità portuale di Venezia negli ultimi dieci anni è stata condannata a pagare oltre 18 milioni e 300mila euro ai lavoratori colpiti o ai loro eredi. Un conto salato, ma annunciato, tanto che ancora nel 2018 il Porto ha messo a bilancio 2,5 milioni di euro per risarcimenti. E non bisogna dimenticare - come sottolinea lo stesso bilancio consuntivo del Porto - le indennità per infortunio sul lavoro del valore di centinaia di migliaia di euro per ogni vittima, ottenute dai parenti a seguito dei processi intrapresi dall’Inail.
Si tratta di sentenze di risarcimento che anche se impugnate dagli imputati verranno confermate nei vari gradi di giudizio” commenta l’avvocato Enrico Cornelio, che ha assistito numerose famiglie nei processi sulle morti causate dall’amianto. “Oggi però la questione principale rimane quella culturale – conclude – perché gli stessi interessati non conoscono il diritto in quest’ambito, intraprendono processi penali che non portano né all’identificazione dei responsabili né a un risultato risarcitorio: è per questo che la strada da perseguire rimane la causa previdenziale e di risarcimento”.
Luca Cirese
      
Nell’edilizia e nella cantieristica riscontrato il numero maggiore di casi
      
GLI ESPERTI DI SER E SPISAL
“IL PICCO E’ ORMAI RAGGIUNTO. I NUMERI POSSONO SCENDERE”
Venezia è una delle capitali nazionali per casi di mesotelioma, tumore causato dall’esposizione alle fibre di amianto, con 777 diagnosi dal 1987 al 2018. Per capire quale sia la situazione oggi e cosa sia necessario fare per gestire il fenomeno, abbiamo chiesto il parere del dottor Ugo Fedeli del SER (Servizio Epidemiologico Regionale) e della dottoressa Nicoletta Ballarin dello Spisal (Servizio di Prevenzione, Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro.
“Nel Veneto – spiega il dottor Ugo Fedeli – la provincia di Venezia è senz’altro la più colpita in termini di incidenza del mesotelioma: un primato dovuto alla pluralità di attività produttive specifiche che in passato hanno comportato esposizione ad amianto, come la cantieristica navale, le attività di movimentazione al porto e l’industria chimica”.
Nel Veneto qual è lo stato della sorveglianza sanitaria sulle malattie connesse all’amianto? “La sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex-esposti ad amianto – aggiunge la dottoressa Nicoletta Ballarin – è cominciata oltre dieci anni fa, a seguito della Delibera regionale del 2009. Negli ultimi due anni, cioè a partire dall’accorpamento dei Servizi di Venezia, Dolo e Chioggia a seguito del nuovo atto aziendale, lo SPISAL dell’Ulss 3 Serenissima ha visitato circa 883 ex lavoratori facendo emergere 94 malattie professionali di nuova diagnosi.
Come affrontate il fenomeno a livello provinciale?
“In questi anni – risponde Ballarin – lo Spisal dell’Ulss 3 Serenissima ha garantito le prestazioni al 100% dei richiedenti, erogandole con esenzione del ticket. I nostri ambulatori hanno anche nel tempo arricchito la dotazione strumentale per rispondere meglio alle esigenze cliniche. Collaboriamo inoltre con le strutture ospedaliere sia per gli approfondimenti diagnostici che per la presa in carico dei pazienti attraverso l’ingresso dei Piani Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA)”.
Quali sono i rischi da evitare nella gestione sanitaria?
 “Il rischio maggiore è dare false sicurezze ai pazienti. La sorveglianza è sicuramente efficace per la diagnosi precoce delle patologie non tumorali correlabili all’amianto, ma per le patologie tumorali non esiste attualmente uno screening valido in grado di consentire la diagnosi precoce con sufficiente sensibilità. Bisogna promuovere infine stili di vita sani, in particolare l’astensione dal fumo, un fattore di rischio per l’apparato respiratorio”.
È prevista una crescita di questo tipo di malattie in Veneto?
“No, non ci aspettiamo un ulteriore aumento di casi conclude Ugo Fedeli -. Dopo che la malattia è fuoriuscita dalla latenza e ha avuto il picco negli ultimi cinque anni, il numero di diagnosi si è stabilizzato”.
L.C.