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06 Giugno 2020

Morì a causa dell’amianto. Ferrovie condannate

Il Gazzettino di Venezia
 
Morì a causa dell’amianto. Ferrovie condannate
 
Si è ammalato ed è morto, all’età di 72 anni, di mesotelioma pleurico a causa dell’esposizione alle fibre d’amianto alla quale fu sottoposto nei molti in cui ha lavorato per le Ferrovie, in qualità di operaio addetto alle linee ferroviarie, e dunque costretto ad operare sulle massicciate ghiaiose su cui era presente polvere di amianto lasciata dal passaggio di locomotori e vagoni.
A distanza di 7 anni dal decesso, la Corte d’appello di Venezia ha riconosciuto alla vedova e alle due figlie il diritto ad essere risarcite per la perdita del proprio caro. I giudici di secondo grado, accogliendo il ricorso dell’avvocato Enrico Cornelio, hanno aumentato le somme liquidate dal Tribunale, alla vedova andranno 250mila euro per il danno da perdita di rapporto parentale e poco meno di 89mila euro a titolo di lucro cessante, ovvero di mancato guadagno per colpa della morte del coniuge in quanto la pensione di reversibilità è inferiore a quella piena di cui godeva l’operaio. Alle due figlie, la Corte ha riconosciuto un risarcimento di 200mila euro ciascuna. L’operaio aveva avviato la causa contro le Ferrovie mentre era ancora in vita, e gli era stato riconosciuto un risarcimento di 450mila euro per le sofferenze patite a causa dell’amianto.
L’uomo era stato alle dipendenze delle Ferrovie dal 1966 al 1991. In precedenza, per 4 anni, aveva prestato servizio per i Cantieri Navali Breda e i Cantieri Navali Officine Meccaniche di Venezia, circostanza che Ferrovie dello Stato aveva evidenziato sostenendo che non vi era prova di dove si fosse verificata l’esposizione all’amianto. I giudici hanno invece ritenuto provata la responsabilità omissiva delle Ferrovie, che soltanto a partire dal 1991 vietarono l’utilizzo dell’amianto.