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27 Maggio 2015

Morì d'amianto, risarciti anche i nipoti

GIUSTIZIA A 13 anni dalla scomparsa di un operaio condannata Fincantieri: oltre 600mila euro alla famiglia
La sentenza: “Malattia e decesso erano evitabili, conseguenti all’insalubrità dell’ambiente di lavoro”
VENEZIA
È morto a causa dell’esposizione alle polveri d’amianto a cui fu sottoposto negli anni in cui prestò servizio alla Fincantieri, dove ha lavorato per molti anni, iniziando da semplice operaio saldatore fino a diventare caporeparto.
Ora, a distanza di quasi 13 anni dal decesso, la Fincantieri-Cantieri navali italiani Spa, è stata condannata a risarcire ai familiari della vittima i danni patiti a causa del decesso del proprio caro. Il Giudice Paolo Talamo, accogliendo le richieste dell’ avvocato Enrico Cornelio, ha quantificato in 133mila euro la somma dovuta alla vedova; 73mila euro ciascuno ai tre figli e 22mila euro a ciascuno dei tre nipoti. A conclusione del processo penale per omicidio colposo a carico dei dirigenti dello stabilimento di Marghera, il Tribunale aveva già liquidato ai familiari un acconto di poco più di 200mila euro; somma alla quale il Giudice civile ha aggiunto ora complessivamente altri 420mila euro.
Nella sentenza si legge che nel corso del processo penale, la cui sentenza è già passata in giudicato, è stato accertato che “la malattia e il conseguente decesso di M.G. è strettamente connessa all’insalubrità dell’ambiente di lavoro…” e che “tanto la malattia quanto il decesso erano eventi evitabili ove fossero state adottate cautele adeguate” da parte dei vertici aziendali.
Fincantieri, insomma, è stata ritenuta responsabile del decesso in qualità di datore di lavoro ai sensi dell’articolo 2049 del codice civile, in forza del generale principio secondo cui “gli enti giuridici sono responsabili per l’operato dannoso di coloro che sono inseriti nell’organizzazione burocratica o aziendale”.
Il danno liquidato dal giudice ai familiari della vittima è quello cosiddetto extrapatrimoniale (la moglie percepisce infatti pensione di reversibilità), conseguente al dolore per la perdita del proprio caro e alle negative conseguenze sulla vita e sulle relazioni sociali conseguenti alla sua morte.
La sentenza potrà essere impugnata in appello, ma nel frattempo è provvisoriamente esecutiva.
Il Gazzettino di Venezia