ARCHIVIO RASSEGNE
23 Dicembre 2013

MORTO DI AMIANTO, FAMIGLIA RISARCITA

Corriere del Veneto
Venezia: - Nessuna cifra potrà mai restituirgli il marito e il padre, stroncato da un mesotelioma nel 2008. Ma nel giorno in cui il tribunale di Venezia liquida moglie e figli di G.V., ex dipendente della Compagnia dei lavoratori portuali, un risarcimento danni di 670 mila euro, il loro avvocato Enrico Cornelio non è del tutto soddisfatto. «Faremo appello perché a Venezia ci sono ancora giudici che non applicano le tabelle milanesi», spiega. Ovvero quelle tabelle che ormai vengono usate come standard in tutti i tribunali per i danni, per cifre praticamente doppie rispetto a quelle liquidate.
Il giudice ha infatti condannato l’Autorità portuale a pagare 150 mila euro alla moglie di G.V. e 130 mila euro a ognuno dei 4 figli.
Ma l’avvocato Cornelio, nella sua memoria conclusiva, aveva ricordato che le tabelle milanesi prevedono una cifra tra i 154 e i 308 mila euro. «Il genitore defunto non era particolarmente anziano, è morto dopo lunga e penosa malattia e alla sua assistenza hanno partecipato la moglie e i figli – aveva aggiunto – quindi una valutazione equa deve essere più vicina ai 300 mila euro per ciascuno che a valori più bassi».
L’uomo aveva lavorato quasi trent’anni alla Cip come scaricatore, dove aveva maneggiato migliaia di sacchi di amianto, che almeno dal 1960 (anni in cui era stato assunto) fino al 1980 erano in juta e avevano diversa fuoriuscite di materiale. Tanto che il perito incaricato dal tribunale del lavoro nella prima causa avviata dall’uomo – che era morto nel corso del processo e i cui eredi avevano comunque ottenuto un primo risarcimento di 130 mila euro per suo conto, poi impugnato in appello – non aveva avuto dubbi nel dire che quella malattia mortale era frutto diretto della sua attività lavorativa.