ARCHIVIO RASSEGNE
08 Maggio 2019

MOTOSCAFISTA DEL CIPRIANI MORTO PER L’AMIANTO: RISARCITI DAL HOTEL DEI VIP. Corriere del Veneto 8.5.2019 Il caso di Alberto Zorzi

La vicenda

Venezia Uno si immagina che la tragedia potesse nascere solo nelle fabbriche puzzolenti o polverose, o in cantieri dove si scaricavano a mani i sacchi di fibre di amianto. E invece il “killer” si è annidato anche laddove non si poteva immaginare: per esempio sul motoscafo di un hotel di lusso, usato per trasportare i clienti milionari (o meglio miliardari, visto che parliamo di qualche decennio fa, ai tempi delle lire) dal buen retiro nella quiete della Giudecca fino a piazza San Marco o nei posti più famosi di Venezia. La storia la racconta una sentenza recentissima del tribunale del lavoro lagunare, pubblicata alcuni giorni fa. E racconta di un motoscafista che ha passato oltre trent’anni, dal 1970 al 2003, alle dipendenze dell’Hotel Cipriani, uno dei 5 stelle più famoso della città, “casa” dei vip di mezzo mondo, da Jane Fonda a Liz Taylor, da Paul McCartney a Cary Grant, da Harrison Ford a Lady Diana. Per non parlare delle nozze da sogno di George Clooney (cliente abituale) e Amal Alamuddin, che occuparono l’intero albergo nel settembre del 2014.
Quando i “Clooneys” si dissero si, però, lo storico motoscafista era già morto. Andato in pensione nel 2003, un decennio dopo, il 12 marzo 2013, è stato stroncato in un anno da un mesotelioma pleurico, la malattia che colpisce chi è esposto all’amianto. E ora il giudice Chiara Coppetta Calzavara, sulla base delle perizie dell’ingegnere Giovanni Matteo Zipponi e del dottor Bruno Murer, ha stabilito che quel tumore è stato contratto proprio sul posto di lavoro, come sostenevano i famigliari, che si sono rivolti all’avvocato veneziano Enrico Cornelio. Il perito tecnico ha infatti eseguito dei campionamenti su tre imbarcazioni, una delle quali – nominata Shirley – era quella di cui il pilota, sulla base delle testimonianze raccolte, aveva praticamente in uso esclusivo. E proprio su questa sono state trovate tracce di amianto nella zona di poppa e del motore. “L’amianto rilevato, di tipo “tremolite” – scrive l’ingegner Zipponi – è, come consuetudine dell’epoca della costruzione dell’imbarcazione (1979), un materiale impiegato quale insonorizzante, nonché per le qualità di coibentazione”. E quelle tracce non fanno altro che confermare che all’epoca l’amianto c’era, salvo poi essere stato tolto negli anni Novanta grazie ad interventi successivi. L’uomo lavorava tutto il giorno su quel mezzo e svolgeva anche dei piccoli e semplici lavoretti di manutenzione.
“Deve ritenersi ampiamente provato che la vittima fu esposta ad inalazione di fibre di amianto nello svolgimento della propria attività lavorativa presso l’Hotel Cipriani Srl, quantomeno sino agli anni ’90, quando presuntivamente fu rimosso, dopo che fu vietato l’impiego”, scrive il giudice, che ha condannato la società a risarcire la moglie (a sua volta però deceduta nel 2017) e i due figli a complessivi di 165 mila euro. Ma la battaglia giudiziaria non si ferma qui, ovviamente. Da un lato perché il Cipriani aveva combattuto per negare la tesi della controparte, spiegando che l’amianto non c’era, che il nesso causale tra esposizione e decesso non era stato provato e che comunque – come sempre viene detto in questi casi – la sua pericolosità sarebbe emersa solo successivamente; dall’altro perché l’avvocato Cornelio, prima di aver ottenuto questo risarcimento che riguarda le sofferenze patite dall’uomo e di cui ora beneficiano gli eredi, ha già avviato anche una causa civile per i due figli e i nipoti, relativa al danno subito da loro.
“Il fatto singolare è che anche tutti i passeggeri sono sempre stati esposti al rischio viaggiando su tali barconi, oltre che gli altri dipendenti dell’albergo – conclude l’avvocato Cornelio – Tutti coloro che hanno un tumore ai polmoni o un mesotelioma devono verificare se ci sia stata esposizione all’amianto nella loro carriera lavorativa”.