ARCHIVIO RASSEGNE
08 Maggio 2019

MOTOSCAFISTA PER 33 ANNI MUORE DI AMIANTO CONDANNATA LA SOCIETA’ DEL HOTEL CIPRIANI La Nuova 8.5.2019 Rubina Bon

La consulenza chiesta dal giudice trova fibre sino al 2018
In corso la causa civile
      
Nel motoscafo Shirley, con cui vip e turisti che alloggiavano all’hotel Cipriani venivano portati alla scoperta delle meraviglie della laguna, c’era amianto. L’uomo che per 33 anni  ha pilotato quel motoscafo è morto a marzo 2013, dopo un calvario di alcuni mesi, per un mesotelioma pleurico. Tumore, questo, che la giudice del lavoro Chiara Coppetta Calzavara ha messo in relazione con il contatto prolungato con l’amianto. E per questo la Hotel Cipriani srl è stata condannata a risarcire 165mila euro alla vedova (nel frattempo anche lei deceduta) e ai due figli dell’operaio, in accoglimento del ricorso presentato per conto dei familiari dall’avvocato Enrico Cornelio per il riconoscimento del danno patito in vita dal loro caro.
Si apre così un nuovo capitolo delle morti per amianto, finora relegate soprattutto agli ambiti industriale e portuale, che coinvolge la categoria dei motoscafisti. P.V., deceduto a 72 anni, aveva lavorato alle dipendenze della società dell’hotel a cinque stelle dal 1070 al 2003. La mansione di motoscafista prevedeva anche l’effettuazione di piccole manutenzioni sull’ imbarcazione che comportavano il dover entrare nel vano motore.
Cuore del procedimento che ha portato alla condanna della società del Cipriani, la consulenza tecnica d’ufficio dell’ing. Zipponi nella quale, attraverso i prelievi di legno delle parti interne dello scafo, è stata rilevata la presenza di amianto nel motore e in altre parti della barca usata dal P.V. dal 1979 al 2003. Una sola fibra è stata individuata nel corso delle analisi nel 2018: un rinvenimento, scrive il professionista incaricato dalla giudice, comunque “particolarmente significativo considerato il tempo trascorso”. “La circostanza che sia stata rilevata una sola fibra di amianto non elide la conclusione che nel vano motore della Shirley vi fosse amianto usato sia nel rivestimento del vano motore che nella coibentazione, posto che dalle deposizioni dei testimoni (sono stati sentiti in corso di causa vari colleghi, ndr) è emerso che negli anni Novanta furono fatti interventi per rimuovere coibentazioni e rivestimenti in amianto”.
Il consulente medico legale dottor Muller evidenzia come l’esposizione, nel caso specifico, sia stata “di modesta entità ma ripetuta nel tempo” dal 1970 (prima della Shirley, P.V. usava altre barche che è lecito supporre avessero anch’ esse amianto) almeno fino al 1991-1992 è avvenuta “nello svolgimento delle normali attività di verifica giornaliera della barca e nelle piccole attività di manutenzione”. Di qui l’esistenza del nesso di causa tra l’esposizione e il decesso al termine di una malattia insorta 42 anni dopo la prima esposizione (la diagnosi è di settembre 2012), in linea con i lunghi tempi di latitanza del mesotelioma. Nesso negato dalla Hotel Cipriani srl, costituitasi con l’avvocato Matteo Fusillo. “La società non ha provato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno” si legge nella sentenza, “Ed anzi, posto che le difese poggiano sull’ assenza di amianto, vi è da ritenere che la società non abbia mai dato peso, né preso in considerazione tale rischio”. Chiusa la causa di lavoro, resta aperta quella civile intentata dall’ avvocato Cornelio per i familiari, compresi i nipoti. Gli eredi non hanno potuto ottenere la rendita Inail perché non avevano saputo in tempo che il loro caro era morto per una malattia professionale.