ARCHIVIO RASSEGNE
08 Febbraio 2014

MUORE DI TUMORE PER L’AMIANTO FAMIGLIA RISARCITA DOPO 40 ANNI

Corriere del Veneto 8.2.14
Lavorava sui treni
VENEZIA – La sentenza è del 5 febbraio, cioè tre giorni fa. La morte è del 31 ottobre del 1973. In mezzo ci sono quasi 15 mila giorni: 14.707, per l’esattezza.
Quarant’anni dopo, quando la moglie sta arrivando al secolo di vita, uno dei due figli è andato in pensione e l’altro è morto, un Tribunale della Repubblica sancisce che quel decesso per mesotelioma pleurico ha avuto un’origine professionale e dunque condanna RFI a risarcire ai familiari con (per ora) 165 mila euro. E se già la vicenda è paradossale, ancor più è il modo in cui è stata scoperta nel 2011, quando il figlio sopravvissuto, sottoposto per motivi di lavoro a una visita dello Spisal, ha riferito che il padre era morto di mesotelioma. F.B., nato nel Triestino, veneziano di adozione, aveva lavorato per 26 anni come macchinista per le Ferrovie. E la malattia l’aveva colpito nel 1971, quando aveva appena 54 anni, causandone la morte un paio d’anni dopo.
A quel punto il medico dello Spisal ha subito informato il figlio che in quegli anni spesso chi faceva quel tipo di lavoro veniva a contatto con l’amianto e così sono partiti i primi accertamenti sulle vecchie cartelle cliniche e, un paio d’anni fa, anche la causa di fronte al Tribunale del Lavoro, con l’avvocato Enrico Cornelio. Si è così riusciti a ricostruire le condizioni di lavoro dell’epoca, quando i locomotori erano totalmente foderati da pannelli di amianto che il macchinista smontava per delle piccole manutenzioni , pulendo con una scopetta quel pulviscolo grigio che restava per terra.
Pulviscolo che in realtà era l’amianto sbriciolato e dunque pericolosissimo, inalato senza averne la consapevolezza.
“Gli eredi vengono risarciti oggi perché le Ferrovie dello Stato si erano ben guardate dal far sapere al mio cliente che il mesotelioma da cui era affetto era una malattia professionale indotta dall’esposizione all’amianto”, commenta il legale. Il quale, peraltro, dopo questo primo successo, firmato dal Giudice del Lavoro Anna Menegazzo, è pronto a continuare: la sentenza di mercoledì riguardava infatti solo i danni sofferti dall’uomo nei due anni di malattia, quantificati appunto in circa 166 mila euro e destinati a moglie, primo figlio, e familiari del secondo figlio, in via ereditaria. “Ma in Tribunale pende la causa per i danni che hanno sofferto loro direttamente -conclude il legale- e inoltre alla luce della recente sentenza della Cassazione che riconosce anche il danno della “perdita della vita” ci sarà una richiesta anche su quello”. E RFI, se la tesi accolta dal Giudice Menegazzo sarà seguita anche dai colleghi, potrebbe trovarsi costretta a pagare fino a 800.000 euro.

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