ARCHIVIO RASSEGNE
24 Aprile 2013

Muore per le piaghe da decubito L’Asl condannata a pagare i danni

Un paziente di 74 anni morì per setticemia, risarcimento di 680 mila euro a carico dell’azienda
Il giudice concorda con la famiglia: «Troppo a lungo fermo a letto, omissione di prestazioni»
R. B. è morto nel febbraio del 2008, a 74 anni, per le conseguenze di un setticemia da piaghe da decubito, dopo un intervento di ernia inguinale: piaghe – riconosce ora il Tribunale civile – provocate dal troppo lungo permanere a letto del paziente, senza essere spostato.
Per questo motivo, nei giorni scorsi, la giudice Bano ha condannato l’Asl 12 a pagare 680 mila euro di risarcimento alla moglie (con la quale era sposato da 50 anni) e ai due figli.
«Questo è un tipo di danno alla persona frequentissimo, tra le principali cause di morte negli anziani, ma del quale si parla poco», commenta l’avvocato Enrico Cornelio, che ha seguito la causa, «e in tanti anni è la prima volta che riesco ad ottenere una condanna».
Operato di ernia inguinale all’ospedale all’Angelo, nell’agosto del 2007 - «dove si era recato con le sue gambe e portandosi la valigia», evidenzia Cornelio – R.B. aveva però avuto un decorso post operatorio difficile: gambe bloccate e stato confusionale. Impossibilitato a muoversi, sul suo corpo si erano così formate piaghe, aggravatesi nelle settimane successive. E con queste erano arrivati i germi e le infezioni, fino alla setticemia che – tra un ricovero e l’altro, una dimissione e l’altra – l’ha ucciso. Per la giudice Bano, che ha accolto la tesi della famiglia, «sussiste sicuramente nesso di casualità fra il pur breve allettamento conseguente all’intervento chirurgico del settembre 2007, l’omissione di prestazioni sanitarie di assistenza e nutrizione oltre che di mobilitazione attiva da parte dei sanitari dell’ospedale di Mestre, e il decesso».
La giudice dà una lettura critica alla perizia d’ufficio che, pur rilevando le permanenti difficoltà post operatorie alle quali era andato incontro R.B., le aveva invece ritenute possibili complicanze dell’operazione. Al contrario, la giudice Bano rileva come, pur se per pochi giorni, questa permanenza a letto del malato «ha aperto la strada alla formazione di piaghe da decubito, in un soggetto che aveva già manifestato un grave decadimento fisico e cognitivo dopo l’intervento».
L’uomo era stato dimesso pur nell’impossibilità di camminare e con già lesioni ai talloni, che in poche settimane si sono trasformate in piaghe di terzo grado che hanno raggiunto l’osso e poi si sono estese a tutto il corpo: «Tra atroci sofferenze», dice Cornelio, «il poveretto è morto dopo 5 mesi dall’intervento. Non interessa nulla il fatto che tale inadeguata assistenza sia frequente: è perfettamente possibile, doveroso, evitare il danno con un’assistenza adeguata, spostando il malato da un fianco all’altro ogni 3-4 ore, come si dà un farmaco: basti pensare al tragico caso di Eluana Englaro, per 17 anni immobilizzata in un letto di ospedale, ma senza alcun problema di sindrome da allettamento perché costantemente mobilizzata dal personale che l’assisteva».