ARCHIVIO RASSEGNE
28 Dicembre 2007

Neonata in asfissia: famiglia risarcita con 150 mila euro.

Corriere del Veneto
Venerdì 28 dicembre 2007
Chioggia, la piccola morì a 4 anni.
NEONATA IN ASFISSIA FAMIGLIA RISARCITA CON 150 MILA EURO
VENEZIA – Lei è morta ormai oltre tre anni fa, poco prima di compiere i quattro anni di vita, a causa dei gravi danni neurologici causati da quel parto difficile che i medici dell’ospedale di Piove di Sacco non avevano saputo prevedere. Oggi i suoi genitori e la sorella potranno ricevere un primo risarcimento dall’Asl 14 di Chioggia che – tra danni biologici e morali e spese legali – sarà di oltre 150mila euro. Anche se proprio la morte della bambina, dovuta ad un’ostruzione delle vie aeree correlata ai problemi neurologici nella deglutizione, ha troncato nella maniera più drammatica quelle che nei freddi termini giuridici si chiama “attesa di vita”, riducendo dunque l’entità del risarcimento.
La vicenda risale al 17 maggio 2000, quando la signora G.L.V. arrivò alla Ginecologia di Piove di Sacco per partorire. Entrò in sala travaglio alle 17,30 circa e alle 19,08 nacque la piccola, ma subito si capì che la situazione non era delle migliori, a causa di una asfissia perinatale. Alle 20,30 intervenne l’unità mobile di Terapia intensiva neonatale e solo pochi minuti dopo le 22 la bimba fu trasferita a Padova.
Il Tribunale civile di Venezia in composizione collegiale – presidente Maurizio Gionfrida, con i colleghi Roberto Simone e Antonella Guerra – ha riconosciuto una negligenza da parte dei medici, definendola una “accertata incidenza, quanto meno concausale”, condannando dunque l’azienda sanitaria ai risarcimenti: 31 mila euro al padre e 51 mila euro alla madre per danni morali, mentre il danno biologico alla bimba è stato valutato solo 24 mila e 390 euro, oltre ad ulteriori 30mila euro di danno morale.
Infatti in questi casi il danno sarebbe stato valutato in 500mila euro, ma con un’attesa di vita di 82 anni, mente la bimba è morta a solo quattro anni. L’ulteriore risarcimento sarà stabilito nel corso di un’altra causa civile.
Sulla vicenda era stata aperta anche un’indagine penale dalla procura della Repubblica, che però si era chiusa con un’archiviazione a causa della difficoltà di individuare le colpe individuali dei singoli medici. Ma i consulenti della procura avevano ricostruito già negli esami di quattro giorni prima della nascita la situazione era “non rassicurante” e probabilmente lo era ancora di più in quelli del giorno stesso, ma non fu approntato un cesareo urgente e ci fu un “trattamento chirurgico non tempestivo”. A colorare ancora più di giallo la vicenda, anche il fatto che proprio il tracciato cardiotocografico dell’ultimo esame, effettuato alle 12 nel giorno della nascita e che – secondo l’ipotesi dei periti del Tribunale - avrebbe già dovuto mostrare una situazione critica, che – avevano scritto – “se correttamente interpretata avrebbe potuto prevenire il danno neurologico”.
Quel tracciato non si trova più e i legali della famiglia, Enrico e Claudia Cornelio, avevano chiesto che venisse contestato il “falso”, ritenendo volontaria la soppressione degli atti. Il Tribunale però non ha accolto la richiesta per motivi formali.