ARCHIVIO RASSEGNE
13 Novembre 2011

PORTO L’AUTORITÀ CONDANNATA A PAGARE 335 MILA EURO AI FAMILIARI DELLA VITTIMA

Il Gazzettino 13.11.2011
Amianto, risarciti solo a metà
Il legale presenterà ricorso in Appello e in Cassazione
Hanno atteso otto anni per avere una sentenza definitiva in sede civile e il risarcimento danni per la morte professionale del loro parente ma adesso dovranno lottare ancora in appello perché la cifra risarcita, 335.000 euro, è la metà rispetto a quella prevista dalla Cassazione. F. D. R. è morto l’8 settembre del 2000 per un mesotelioma polmonare provocato da inalazione da amianto. Dei Rossi era socio della Compagnia Lavoratori Portuali di Venezia, dove ha lavorato dal 1959 al 1987, ed ha respirato polvere di amianto per gran parte della sua vita lavorativa. Come tutti i soci della Compagnia lavorava a chiamata, su richiesta dell’allora Provveditorato al Porto (oggi Autorità Portuale) la quale rispondeva alle esigenze degli armatori che ormeggiavano le loro navi nell’area portuale. «La sua esposizione ad inalazione diretta di polvere di amianto – spiega l’avvocato Enrico Cornelio, il legale che assiste la famiglia di Dei Rossi – è avvenuta nel caricare e scaricare sacchi di juta contenenti amianto fibroso provenienti dal nord e sud America che normalmente giungevano a Venezia a mezzo delle navi del Lloyd Triestino, e l’impiego durava per 6 o 7 giorni con una media di 10 ore di lavoro al giorno. Gli operai usavano protezioni fornite dalla Compagnia, e non dall’Autorità o dall’armatore, che non erano sufficienti a difendersi dall’inalazione della polvere d’amianto che usciva dai sacchi di juta durante lo stoccaggio a terra». Il giudice Mariagrazia Balletti, della terza sezione civile del tribunale di Venezia, nella sentenza datata 30 settembre 2011 identifica nell’Autorità Portuale l’unico responsabile per la morte di F. D. R. e la obbliga a risarcire figli, moglie e nipoti per malattia professionale con 335.000 euro totali; oltre a 228 mila euro da risarcire all’Inail il quale aveva risarcito la vedova di Dei Rossi per malattia professionale. «La cosa bizzarra – spiega l’avvocato Enrico Cornelio – è che il Tribunale di Venezia non si attiene all’orientamento ormai consolidato della Corte di Cassazione (1240/2011) secondo cui le tabelle di liquidazione dei danni biologici e morali devono essere quelle adottate dal Tribunale di Milano che danno valori circa doppi rispetto a quelli liquidati dal Tribunale di Venezia e quindi, ora, dovrò procedere con un nuovo ricorso in Appello e in Cassazione per vedere chiusa la vicenda».