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16 Marzo 2016

RIFIUTI, VERITAS DEVE RESTITUIRE L’IVA DIECI MILIONI AI CITTADINI NELLE BOLLETTE

Corriere del Veneto
L’azienda ha perso il ricorso, ma attende l’Agenzia delle Entrate per il rimborso

 
Il caso: un cittadino che avanza 67 euro ha “battuto” lo Stato: pagherà 1 miliardo.
 

 
VENEZIA L’Iva al 10 per cento sui rifiuti è illegittima e Veritas deve restituirla ai suoi utenti. Ieri la Corte di Cassazione, respingendo un ricorso dell’azienda, ha scritto la parola fine ad una vicenda che va avanti da oltre un decennio, da quando cioè, a Venezia nel 1999, è stata introdotta la Tia (tariffa di igiene ambientale), sostituita poi dalla Tari nel 2012. L’applicazione dell’Iva al 10 per cento sull’imposta dei rifiuti, fin dalla sua nascita, ha suscitato molte perplessità e richiesto chiarimenti da parte del governo centrale. Tutte le aziende italiane che gestiscono la raccolta delle immondizie hanno imposto il pagamento dell’Iva nonostante le associazioni dei consumatori abbiano sempre contestato l’aggravio. Ne sono partiti, in lungo e in largo l’Italia, ricorsi a Giudici di Pace, Tar e in più occasioni alla Corte di Cassazione. E ieri si è fatta definitivamente chiarezza: i cittadini non devono pagare e hanno cioè diritto al rimborso.
In realtà, Veritas non ha mai contestato la restituzione dell’Iva, ma attende che l’Erario stabilisca come fare e anche oggi, alla luce della sentenza a sezioni unite della Cassazione, continua sulla stessa linea.
L’Iva è stata infatti versata alle casse dello Stato. “si tratta di una vicenda molto combattuta che si trascina da tempo, tanto che nel frattempo è cambiata più volte la natura della tariffa – scrive Veritas in una nota – il Fisco calcola che dovrà rimborsare un miliardo alle famiglie italiane”. Le attività economiche che hanno detratto l’iva sono escluse dal rimborso. Veritas non ha ancora fatto i calcoli di quanto dovrà essere restituito alle famiglie veneziane (solo Mirano non ha introdotto la Tia) ma si parla di una cifra vicina ai 10 milioni di euro. “Gli importi dipendono da quanto è stato versato negli anni da ogni singolo utente e non è facile calcolari”, sottolinea la società che mai, finora, ha scorporato l’Iva commerciale da quella dei privati. “Gli importi risultano modesti, il rimborso sul quale si è espressa la Cassazione è di 67,36 euro”, continua Veritas che, in più occasioni, si è rivolta all’Agenzia delle Entrate per capire se quel 10 per cento andava applicato o meno. Ad ogni richiesta, la risposta è sempre identica: “l’Iva sulla Tia è legittima”.
Utenti, associazioni di consumatori e avvocati sono dell’idea che i soldi vadano rimborsati subito, le aziende hanno deciso di attendere. “Se l’Agenzia delle Entrate approverà il rimborso, l’importo sarà accreditato nelle bollette future”, conclude Veritas. La sentenza di ieri nasce da un ricorso al Giudice di Pace presentato dall’avvocato Enrico Cornelio per conto di G. B. nel 2009. All’epoca, il Magistrato diede ragione al cittadino, imponendo a Veritas di pagare poco più di 67 euro. “I veneziani non pagano l’Iva dal 31 dicembre 2012 e possono recuperare gli arretrati dal 2006 – spiega Cornelio – ci sono però Comuni, come Fiesso d’Artico, dove è ancora applicata, Veritas dovrebbe agire per evitare di riempirsi di debiti”. L’azienda è di ben altra opinione e ha deciso, per il momento, di non rimborsare i propri clienti in attesa che lo Stato decida le modalità di restituzione dell’Iva. “Nel frattempo, passano gli anni e il rimborso va in prescrizione – conclude l’avvocato – oggi, a Venezia, sono recuperabili gli anni dal 2006 al 2012 e più tempo passa, minori sono le somme da restituire”. Se così fosse i cittadini sarebbero vittime di una duplice ingiustizia: il pagamento sbagliato e il mancato rimborso.
Gloria Bertasi