ARCHIVIO RASSEGNE
30 Luglio 2008

Risarcimento per danni neonatali.

La Sicilia
Mercoledì 30 luglio 2008

«Danni neonatali», condannata la Regione.

"CALTANISETTA – Il giudice unico del tribunale civile di Caltanissetta, Francesco Lauricella, ha condannato l’assessorato regionale alla Sanità al pagamento di circa un milione e 800 mila euro come risarcimento per i danni neonatali riportati da una infante, Miriam, la cui gemella – Giada – è invece nata morta. La vicenda risale al 1993 quando nell’ospedale «Sant’Elia» di Caltanissetta ha luogo il parto gemellare. La bimba rimasta viva adesso ha 15 anni e per i danni riportati ala nascita è su una sedia a rotelle in stato vegetale, assistita dal padre, camionista, dalla mamma, impiegata comunale a Milena, piccolo paesino nel Vallone dove la famigliola vive – e dagli altri due figli della coppia. Fatali furono per Miriam le conseguenze di un gravissimo insulto cerebrale, avuto per ritardo nell’esecuzione del parto cesareo. Per lo stesso motivo, secondo i genitori, verosimilmente è morta la sorella gemella Giada. I genitori si rivolsero ad un avvocato nel 1996 il quale aveva promosso la causa contro l’ospedale e i singoli medici. Il procedimento si trascinò a lungo con la chiamata in causa delle varie compagnie di assicurazione e con una perizia che concluse che i medici si erano comportati egregiamente. Nel 2002 i genitori si rivolgono alla Fondazione «Mai più» che li ha seguiti affiancandogli l’avvocato Enrico Cornelio. Nel 1994 vi è stata la riforma sanitaria con la soppressione delle vecchie Unità sanitarie locali e la Cassazione ha stabilito che le nuove aziende ospedaliere non rispondono dei debiti delle aziende precedenti succedendo ad esse invece le Regioni.
La nuova causa, quindi, viene promossa nei confronti dell’assessorato regionale alla Sanità.
Viene eseguita una nuova perizia da cui emerge che vi è colpa dell’ospedale per non aver diagnosticato per tempo la sofferenza di Mariella, ma non vi è colpa dei medici per la morte della sorella perché «non vi è sicurezza che esse fosse viva al momento del ricovero». Conclusioni che però la difesa respinge: «chi doveva dare la prova che Giada fosse viva?»
Appelleremo la sentenza poiché non è stato liquidato il danno per la morte della piccola Giada."