ARCHIVIO RASSEGNE
08 Gennaio 2009

Risarcimento per i genitori

Il Mattino
8 gennaio 2009

Tragico parto, genitori risarciti dal primario e dalla ginecologa
Cesareo in ritardo: un piccolo era già morto l’altro invece ha subito danni irreversibili. Dopo 12 anni la valutazione del danno: 2.750.000 euro

"CAMPOSAMPIERO. Una gravidanza a rischio non seguita secondo le regole imposte da una buona pratica clinica. Un ingiustificabile ritardo nell’esecuzione di un taglio cesareo. Per due gemellini il destino è stato tragico: uno è morto, l’altro ha riportato gravissime lesioni neurologiche. Ieri il giudice padovano Roberto Beghini ha accolto il ricorso avviato dai genitori che, assistiti dall’avvocato veneziano Enrico Cornelio, avevano citato in giudizio il primario del reparto di Ostetricia dell’ospedale di Camposampiero il dottor Italo De Meo, con la ginecologa Elena Gentile, oltre all’Ulss 15 e alla società Minos che gestisce il poliambulatorio «San Luca» dove la mamma era stata visitata durante i mesi della «dolce attesa». E ha riconosciuto un risarcimento danni (comprensivo di rivalutazione e interessi) di 2 milioni e 750 mila euro. Il 5 maggio 1996 Angela F. aveva partorito due gemellini con un parto cesareo nell’Ostetricia camposampierese diretta dal dottor De Meo che aveva seguito privatamente la mamma nel poliambulatorio «San Luca» dove operava anche il dottor Giorgio Pivetta (medico quest’ultimo che, pur citato in giudizio, è stato riconosciuto esente da ogni responsabilità). Uno dei neonati era nato morto; l’altro cieco e affetto da un grave ritardo psico-motorio con tetraparesi spastica, non è autosufficiente. I genitori si sono rivolti al tribunale civile che ha disposto una perizia affidata al professor Francesco De Ferrari e al professor Sergio Pecorelli.
Scrive il giudice Beghini nella sentenza di ieri: «Secondo i consulenti, quantomeno dalla 28^ settimana di gestazione in poi sono state trascurate indagini indispensabili per cogliere tempestivamente i segni della patologia funicolare in presenza di una gravidanza monocoriale monoamniotica sicuramente nota». Successivamente al ricovero, invece, «c’è stato un ritardo nell’effettuazione del taglio cesareo, quando si attese almeno un’ora e mezza dopo la morte intrauterina di un feto prima di procedere alla nascita di quello ancora vivo…il che ha sicuramente causato un danno ulteriore al feto vivente».
Aggiunge il giudice: «La buona pratica clinica avrebbe richiesto un monitoraggio intensivo della gravidanza…con esecuzione almeno settimanale di un tracciato cardiotocografico per la valutazione dello stato di benessere fetale…Il che avrebbe consentito, con grandissima probabilità, una tempestiva diagnosi della patologia funicolare…Si è realizzata una cattiva conduzione clinica del caso. Quando si presentò in visita dal dottor De Meo, la paziente non è stata sottoposta agli opportuni accertamenti».
Purtroppo i tempi della giustizia sono stati lentissimi, tanto che nel 2004 il Ministero della Giustizia è stato condannato dalla Corte d’appello di Trento a risarcire alla coppia 24 mila euro come danno morale per il ritardo del processo."