ARCHIVIO RASSEGNE
05 Febbraio 2010

Risarcimento per mesotelioma pleurico

La Nuova Venezia
Venerdì 5 febbraio 2010

Risarcito con 600 mila euro.

"MARGHERA. L’Autorità portuale dovrà sborsare 595 mila euro di risarcimento (più 4500 euro di spese legali) a uno scaricatore socio della Compagnia lavoratori portuali, che ha lavorato per anni nelle stive delle navi e in banchina senza alcuna protezione contro la polvere di amianto. Lo ha deciso il giudice del lavoro di Venezia, Anna Menegazzo, accogliendo un ricorso presentato dall’avvocato Enrico Cornelio per conto di V.G., ora in pensione e dallo scorso anno malato di mesotelioma pleurico, tanto da essersi sottoposto sia a chemioterapia che a un difficile intervento chirurgico.
L’avvocato Cornelio, nel suo ricorso, scrive che, stando ai medici, il portuale veneziano ha contratto la sua malattia senza ombra di dubbio a causa della polvere di amianto respirata durante il lavoro. Sostiene che «la sua esposizione è avvenuta nel caricare e scaricare sacchi di juta contenenti amianto fibroso provenienti dal Nord e Sud America, che normalmente giungevano a Venezia per mezzo delle navi del Lloyd Triestino, in particolare sulla Platino, sulla Esquilino, sulla Usodimare e sulla Caboto.»
Le operazioni in stiva e in banchina avvenivano – fino a tutto il 1992 – con metodi semi manuali, determinando costante presenza di polvere d’amianto. «L’impiego degli scaricatori e anche di V.G. –prosegue il legale veneziano – durava per sei o sette giorni con una media di 10 ore al giorno per ogni presenza delle navi in porto, il che si verificava due o tre volte all’anno per ciascuna delle navi».
Quindi l’avvocato sostiene che la Compagnia Lavoratori portuali muniva i soci di una tuta, di guanti e dal 1975 anche di un baschetto. «Nessun strumento di protezione veniva fornito dall’armatore delle navi o da quello che allora si chiamava Porto contro l’inalazione di polveri di amianto». Eppure, almeno la metà degli anni ’60, la letteratura medica internazionale aveva avvertito del rischio di contrarre neoplasie da amianto, in particolare il mesotelioma pleurico. Nel ricorso si ricorda che più volte la Corte di Cassazione ha sostenuto che è responsabilità dell’impresa portuale, quale datore di lavoro, rispettare gli obblighi incombenti sul datore di lavoro circa l’igiene delle operazioni portuali. La giudice Menegazzo ha sostanzialmente accolto il ricorso dell’avvocato Cornelio e nella sentenza depositata ieri ha scritto che è stata «accertata in capo all’Autorità Portuale la responsabilità per la malattia sofferta da V.G.», stabilendo in 595 mila euro il danno non patrimoniale da risarcire al lavoratore portuale, ora in pensione."