ARCHIVIO RASSEGNE
08 Gennaio 2009

Roma deve pagare gli esuli di Sebenico

Il Piccolo

BENI ABBANDONATI, UN MILIONE DI RISARCIMETNO.
Il tribunale di Venezia dà ragione a una famiglia di esuli di Sebenico. Roma deve pagare.
TRIESTE
Poco meno di un milione di euro: è quanto lo Stato italiano dovrà versare ad una famiglia originaria di Sebenico a titolo di risarcimento per i beni abbandonati nell’ex Jugoslavia al termine della Seconda guerra mondiale. La sentenza arriva, dopo una lunga battaglia giudiziaria, dal tribunale civile di Venezia, a cui si sono rivolti appartenenti ed eredi della famiglia Castriota Scanderbeg .
I Castriota possedevano palazzi e terreni in quella che ora è terra croata.
L’Italia aveva già versato alla famiglia alcune somme a ristoro del danno, denaro ritenuto del tutto insufficiente a coprire il reale valore dei beni abbandonati.
“Questa sentenza – dice l’avvocato- costituisce un importante precedente anche per gli altri esuli”.



BENI ABBANDONATI, RISARCIRTI CON UN MILIONE
Il Tribunale di Venezia dà ragione a una famiglia di Sebenico: Roma deve pagare.
DA Venezia a Trieste. A legarle, l’eco di una sentenza che potrebbe dare il la ad una pioggia di azioni legali nell’intricata questione dei beni abbandonati. Uno scenario ipotetico da migliaia di cause proposte dagli esuli fiumani e giuliano – dalmati.
Il tribunale di Venezia ha affermato infatti la legittimità della richiesta avanzata dagli eredi di Giacinto Mattiazzi. Stabilendo un indennizzo pari a quasi 950mila euro per una serie di beni e proprietà site a Sebenico, in Croazia.
Città non inclusa fra quelle dell’ex zona B, cui l’Italia rinunciò con il trattato di Osimo del 1975, ma rientrante nel novero dei territori ceduti. E quindi collegabile alla legge 137 del 2001.
I discendenti del principe ed eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg – che nel XV secolo combattè con i veneziani contro i turchi per frenare l’avanzata ottomana - hanno quindi dato scacco matto al ministero delle Finanze. Sono gli eredi di Giacinto Mattiazzi, classe 1880, morto nel 1950, cittadino italiano che vide sequestrati dal governo titino palazzi, terreni, azioni che possedeva a Sebenico, città dalmata: Vincenzo e Paola Mattiazzi e il ramo Castriota Scanderbeg della famiglia (Marialuisa, Marina Maria, Elena Maria, Alessandra Maria e Giorgio Maria) nei giorni scorsi hanno visto riconosciuto dalla giudice Marina Caparelli il diritto ad un maxirisarcimento da poco meno di un milione di euro, come richiesto nel ricorso presentato dagli avvocati Enrico, Claudia e Vittoria Cornelio.
Vincenzo Mattiazzi e residente a Mestre e per questo il procedimento è stato incardinato al Tribunale di Venezia
Una sentenza destinata ad avere un forte riscontro tra gli esuli dell’ex Jugoslavia, non solo per lo storico casato dei ricorrenti, ma anche per l’ammontare del risarcimento e perché si tratta di una decisione che potrebbe aprire una nuova strada verso i riconoscimento agli esuli italiani, allontanati dall’ex Jugoslavia, di una risarcimento economico aggiornato, seppure a distanza di quasi sessant’anni dalla fuga coatta dalle città oggi slovene e croate.
La sentenza del Tribunale di Venezia rappresenta, infatti, una delle più sostanziose applicazioni della legge 137 del 2001, che rimise in moto il meccanismo degli indennizzi – dopo decenni di paralisi- in capo al ministero del Tesoro.