ARCHIVIO RASSEGNE
03 Febbraio 2017

Tumore da amianto, Porto condannato

MARGHERA L’uomo ha lavorato per quasi trent’anni a contatto con le fibre dannose per la salute
Tumore da amianto, Porto condannato
Il Giudice impone un milione di risarcimento a un ex operaio malato
LA SENTENZA
Il Magistrato ha raddoppiato la somma stabilita in precedenza
Gianluca Amadori
Venezia
Si è ammalato di tumore dopo aver lavorato per quasi trent’anni a contatto con l’amianto, al Porto di Venezia.
Ora dovrà essere risarcito per le gravi sofferenze con oltre un milione di euro.
La sezione lavoro del Tribunale di Venezia ha condannato l’Autorità Portuale di Venezia per la grave malattia professionale contratta da un lavoratore, il quale prestò servizio dal 1963 al 1992 quale addetto a carico-scarico e alla movimentazione merci in seno alla Compagnia lavoratori portuali.
Nello svolgimento del lavoro quotidiano l’operaio è entrato in contatto spesso con l’amianto destinato a numerose aziende locali, soprattutto grezzo in polvere, imballato in sacchi che spesso si rompevano, facendo fuoriuscire le fibre fortemente dannose per la salute.
Nel 2007 all’uomo fu diagnosticato un mesotelioma pleurico destro, un tumore che viene ricondotto all’inalazione di fibre di amianto e che, come tutte le patologie conseguenti al contatto con questo materiale, normalmente si evidenziano con i primi sintomi a distanza di molti anni, anche decine.
Assistito dall’avv. Enrico Cornelio, l’operaio avviò una prima causa contro l’Autorità Portuale nel 2008 e il Tribunale gli riconobbe un danno biologico dell’80 per cento con sentenza impugnata fino in Cassazione dall’ex datore di lavoro.
Nel frattempo, però, le condizioni di salute dell’uomo sono peggiorate, costringendolo a ulteriori ricoveri ed interventi chirurgici.
E così il suo legale ha avviato una nuova causa per ottenere un “aggiornamento” del danno da risarcire.
L’Autorità Portuale si è costituita a giudizio chiedendo il rigetto dell’istanza e sostenendo, comunque, che l’operaio era già stato risarcito.
Ma il Giudice Margherita Bortolaso non ha accolto le tesi difensive e, sulla base di una consulenza medica, ha stabilito che il datore di lavoro, responsabile della malattia professionale sofferta dal proprio dipendente, sia tenuta a pagare un risarcimento più consistente, quantificato in poco meno di 900 mila euro, oltre agli interessi maturati dal 2007 al saldo. Cioè oltre un milione di euro: più del doppio rispetto a quanto già versato.
La sentenza potrà essere impugnata, ma nel frattempo è provvisoriamente esecutiva.
L’operaio, nonostante le precarie condizioni di salute, continua a lottare contro la grave malattia e il risarcimento gli servirà per far fronte alle costose cure e necessità di assistenza.