ARCHIVIO RASSEGNE
22 Novembre 2014

TUMORI DA AMIANTO, MIGLIAIA LE CAUSE IN VISTA

Ogni anno centinaia di nuovi mesoteliomi, ma i processi rischiano di finire nel nulla come nel caso Eternit
Le proposte di legge giacciono in parlamento dagli anni ’80, l’unica sentenza definitiva è contro la Fincantieri

 
L’aumento di mesoteliomi in Veneto
 1987199319992005
 1992199820042011
Belluno1,261,413,111,73
Padova1,541,922,844,54
Rovigo0,951,32,653,2
Treviso1,161,452,092,67
Venezia2,463,914,665,55
Verona0,491,322,222,61
Vicenza1,061,52,362,26
Media Veneto1,331,982,863,47
 
Venezia
L’avvocato veneziano Enrico Cornelio sa bene che cos’è l’amianto. Lo rifiuta, lo riconosce, lo segue passo passo. E alla fine lo accompagna tra le braccia dei Giudici. Prima quelli del lavoro perché l’Inail riconosca subito le rendite del caso o la pensione di riversibilità al coniuge e poi quelli civili “perché se ci si accoda ai tempi del processo penale, il rischio è quello di finire con un nulla di fatto come nel recente caso Eternit”. Così facendo gli avvocati riescono a portare a casa risarcimenti milionari anche perché la morte per mesotelioma pleurico è tra le peggiori e più drammatiche che ci si possa augurare e spesso si manifestano a distanza di anni dall’esposizione alla polvere d’asbesto.
Il problema – al netto del fatto che morire di tumore a causa dell’amianto o perché si è spesa la propria vita a lavare tute blu in cui si era impregnata la polvere di asbesto è già un problema – sorge quando l’azienda contro la quale si fa causa è stata chiusa o fallita. “In questi casi bisogna girare tra le camere di commercio per vedere chi sono i nuovo proprietari oppure si tenta di agire contro gli eredi dei soci che sedevano in consiglio di amministrazione al tempo del danno”, continua Cornelio che ha intentato causa alla Telecom che anche se non ha mai utilizzato l’amianto nella sua storia aziendale ha acquistato alcune quote dell’Italisider (finita in liquidazione coatta) e che ha portato in tribunale i familiari dei membri del cda di Sava, oggi Alcoa.
E visto che i mesoteliomi stanno aumentando a dismisura a colpi di centinaia all’anno le cause civili sono destinate a moltiplicarsi. Rinunciando alla giustizia del processo penale e alla condanna di chi ha causato la sofferenza e la morte del proprio familiare, spesso si ottiene quella giustizia pecuniaria che a distanza di anni, inutile negarlo, attenua il dolore di una perdita. Non la pensa però così l’ex Magistrato e oggi senatore del PD Felice Casson. “Questa impostazione all’americana di giustizia individuale non è sbagliata ed è un’opportunità per i familiari delle vittime,ma non credo che lo Stato possa rinunciare alla ricerca della giustizia anche alla luce della sentenza della Cassazione sul caso Eternit che on condivido per nulla”, sottolinea Casson. Non si può però gridare allo scandalo di fronte alla decisione di Giudici perché di fatto per Casale Monferrato si sono limitati a dare un’interpretazione della legge. D’altra parte in tutta Italia si è concluso con una condanna definitiva (cioè con sentenza di primo grado, appello e cassazione) soltanto il processo contro i direttori generali di Breda, poi diventata Fincantieri, perché a partire della fine degli anni settanta “non potevano non sapere quali erano gli effetti dell’amianto sui lavoratori”. Tutti gli altri processi invece sono rimasti aperti e i fascicoli galleggiano nelle procure vagando di ufficio in ufficio e di PM in PM. È il caso delle officine ferroviarie di Padova, delle officine ferroviarie di Verona e delle officine ferroviarie di Vicenza (i vagoni dei treni sono sempre stati coibentati con l’amianto), dell’aereonautica e della marina militare, delle acciaierie Valbruna, della ditta di trasporti Domeneghelli, della Fervet di Padova, di decine di piccole ditte manifatturiere della Riviera del Brenta e del petrolchimico di Marghera.
I processi per le morti da amianto rischiano di incappare nella prescrizione – conferma il procuratore di Verona Mario Giulio Schinaia -. Sono il primo a vivere male questa situazione con i parenti delle vittime che chiedono giustizia, ma non è colpa dei magistrati, quanto delle attuali previsioni di legge che siamo tenuti per dovere applicare. Il vero nodo della questione dunque sarà cambiare le normative vigenti”. Allungare i termini di prescrizione per l’amianto però significa anche allungarli per un’altra serie di reati “tipici dei colletti bianchi” come la corruzione e il falso in bilancio. “E infatti – ricorda Casson -  tutte le proposte di legge per i reati ambientali e per allungare i termini sono ferme in parlamento dagli anni ottanta. Anche adesso, quando eravamo vicini ad approvare una riforma il governo ha bloccato tutto dicendo che ci avrebbero pensato loro. Stiamo ancora aspettando.”
Alessio Antonini