ARCHIVIO RASSEGNE
27 Maggio 2015

Ucciso dall'amianto, maxi risarcimento

UCCISO DALL’AMIANTO, MAXI RISARCIMENTO
La sentenza: 420 mila euro più altri 207 agli eredi, nipoti compresi, di un operaio della Fincantieri morto nel 2001
Per tutta la sua vita lavorativa è stato in Breda-Fincantieri: partito saldatore era arrivato caporeparto. Tra carene e navi aveva, però, respirato giorno dopo giorno le fibre di amianto, utilizzate nella coibentazione, che impregnavano libere l’aria, senza che allora la dirigenza si fosse mai preoccupata di proteggere i suoi operai: il mesotelioma ha ucciso G.M. dopo anni di sofferenze, nel luglio del 2001 a 74 anni.
La Corte di Cassazione (con una sentenza del 2012 che riportiamo nel box) ha chiarito in via definitiva le responsabilità dei cantieri e ora arrivano i risarcimenti non solo alla moglie e ai figli – per il dolore della morte e per aver condiviso con il marito e il padre lo strazio della malattia – ma anche ai tre nipotini, risarciti ognuno con 22 mila euro, per aver perso il loro nonno che si occupava di loro, ucciso da una vita di lavoro insieme all’amianto. Un totale di 420 mila euro, che si aggiungono ai 207 mila liquidati in via provvisoria dalla giudice Lancieri , nel processo di primo grado, che vedeva gli eredi parte civile.
Così ha stabilito il Tribunale civile di Venezia, accogliendo il ricorso della vedova e dei tre figli di G.M., anche a nome dei tre nipoti, tutti patrocinati dagli avvocati Enrico e Claudia Cornelio.
Il giudice Paolo Talamo aveva sospeso il proprio giudizio nel corso del processo penale, assumendone poi le conclusioni nella sentenza civile: per il giudice è ormai definitivamente acclarato che “la malattia e il conseguente decesso di G.M. è strettamente connessa all’insalubrità dell’ambiente di lavoro (il cantiere di Venezia della Fincantieri) e che tanto la malattia quanto il decesso erano eventi evitabili ove fossero state adottate da parte degli imputati condannati penalmente cautele adeguate, altrimenti non sarebbe stata pronunciata sentenza di condanna”.
Sotto accusa le omissioni negli anni Settanta e Ottanta.
Il giudice ha riconosciuto alla vedova il diritto a un risarcimento per il danno non patrimoniale: i testimoni hanno confermato “la lunghissima durata del matrimonio”, “il forte legame tra moglie e marito e come la donna abbia assistito il marito durante la malattia”.
Tenuto conto della non giovane età della coppia, il Tribunale ha riconosciuto alla donna il diritto a 190 mila euro di risarcimento; 130 mila euro per ognuno dei tre figli “per il forte e significativo legame emerso non solo in considerazione dell’opera prestata nell’accudire il padre durante gli ultimi mesi di vita”, ma anche dall’assiduità della loro frequentazione, anche perché l’anziano “era solito accudire i nipoti”.
Per questo, a ognuno di questi ultimi, il giudice ha riconosciuto 22 mila euro di risarcimento. Somme alle quali è stata condannata a risarcire Fincantieri e dalle quali vanno detratti i 200 mila euro già liquidati come anticipo.
La nuova Venezia