ARCHIVIO RASSEGNE
24 Dicembre 2009

Un milione all’esule istriano

La Nuova Venezia
Giovedì, 24 dicembre 2009

Un milione all’esule istriano

I discendenti del principe ed eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg che nel XV secolo combattè con i veneziani contro i turchi per frenare gli ottomani danno scacco matto al ministero delle Finanze.
Sono gli eredi di Giacinto Mattiazzi, classo 1880, morto nel 1950, cittadino italiano che vide sequestrati dal governo titino palazzi, terreni, azioni che possedeva a Sebenico, città dalmata: Vincenzo e Paola Mattiazzi e il ramo Castriota Scanderbeg della famiglia (Marialuisa, Marina Maria, Elena Maria, Alessandra Maria, Giorgio Maria) nei giorni scorsi hanno visto riconosciuto dalla giudice Marina Caparelli il diritto ad un maxirisarcimento da un milione di euro, come richiesto nel ricorso presentato dagli avvocati Enrico, Claudia e Vittoria Cornelio. Vincenzo Mattiazzi è residente a Mestre e per questo il procedimento è stato incardinato al Tribunale di Venezia.
Una sentenza destinata ad avere una forte eco tra gli esuli dall’ex Jugoslavia, non solo per lo storico casato dei ricorrenti, ma anche per l’ammontare del risarcimento e perché si tratta di una decisione destinata ad aprire una nuova strada verso il riconoscimento degli esuli italiani allontanati dall’ex Jugoslavia ad un risarcimento econonomico aggiornato, pure distanza di quasi sessant’anni dalla fuga coatta dalle città oggi slovene e croate.
La sentenza del Tribunale di Venezia rappresenta, infatti, una delle più sostanziose applicazione della legge 137/2001, che rimise in moto il meccanismo degli indennizzi – dopo decenni di paralisi – in capo al ministero del Tesoro.
Una norma che cancellò la prescrizione – come accade nella maggior parte dei casi – se «il mancato adempimento dipende esclusivamente dall’inerzia del ministero nell’adempiere ai suoi precisi obblighi, anche internazionali».
A selenico i discendenti del condottiero albanese lasciarono palazzi, terreni agricoli, fabbricati, azioni, persino «un villino panoramico» e «un palco di proprietà del teatro Mazzolini».
«La norma», specifica l’avvocato Cornelio nel suo ricorso «prevedeva una copertura finanziaria affinché tutti gli indennizzi fossero pagati entro il 2004», «viceversa si è giunti ad una situazione limbica, nella quale nulla si sa di cosa stia facendo il debitore (il ministero del Tesoro, ndr) se non che sta facendo i suoi comodi».
Oltre a contestare il «quando», gli eredi Mattiazzi e Castriota Scanderbeg (che risiedono invece a Napoli, dato che parte della famiglia si schierò a fianco dei Borbone) contestano anche il «quanto».
«Tutti i beni di proprietà di Giacinto Mattiazzi e confiscati dal vincitore», si legge nel ricorso, «vennero in qualche modo fatti rientrare nel trattato di pace. Ne seguì una procedura di stima, confermata dal ministero del Tesoro nel 1966, senza un minimo aggancio alla realtà».
Da qui la richiesta avanzata dall’avvocato Cornelio – e accolta dal Tribunale – di una rivalutazione di 200 volte del valore dei beni nel 1938: calcolatrice alla mano, palazzi, terreni, villini, palco che negli anni Trenta valevano 8 milioni 220 mila lire oggi – nel 2009 – valgono 948.326 euro a fronte dei 150 mila euro finora liquidati dal ministero. Ministero che dovrà anche risarcire ai ricorrenti quasi 11 mila euro di spese legali, oltre a sostenere le spese per gli onorari dei consulenti del tribunale.


I profughi furono 400 mila. Toth: «Causa pilota».

«Questa causa può essere pilota per il riconoscimento degli indennizzi. Certo ci vogliono tanti soldi e bravi avvocati per ottenere un simile risultato». Questo il commento del senatore Lucio Toth, presidente dell’associazione nazionale dei profughi giuliano dalmati. Furono circa 400 mila gli esuli che lasciarono tra il 1942 e il 1943 l’Istria e la Dalmazia prima del trattato di pace con la Jugoslavia di Tito. Profughi che rivendicano la restituzione dei beni di loro proprietà, abbandonati nella fuga in Italia. La sentenza del tribunale di Venezia si riferisce ad una legge del 1981, voluta dal senatore triestino Camerini, che assegnava un equo indennizzo rivalutato agli esuli. Una legge scarsamente applicata per l’assenza di fondi nelle Finanziarie. È ancora aperta in parte la partita dei risarcimenti all’Italia dagli Stati uniti dell’allora Jugoslavia. Nel 1994 il governo Berlusconi ingaggiò uno scontro diplomatico con la Slovenia che chiedeva l’ingresso nell’Ue, per ottenere la restituzione de beni degli esuli. Caduto il primo governo Berlusconi, la vicenda fu seguita anche da Piero Fassino. Nel 1997 il piano Solana (dal nome dell’alto dirigente dell’Unione Europea) consenti agli esuli, che avevano lasciato il paese fino a 5 anni prima del trattato di pace, il riacquisto dei beni abbandonati. Decisione ovviamente contestata dagli esuli ma che portò nel 2004 ad eliminare il veto italiano all’ingresso nell’Ue della Slovenia che versò presso la Dresden Bank del Lussemburgo due terzi dei 110 milioni di euro di indennizzo all’Italia. Soldi che lo Stato Italiano mai finora ha prelevato. Neanche un euro è stato versato dalla Croazia con cui è aperta la partita degli indennizzi. Al lavoro è una commissione.