ARCHIVIO RASSEGNE
23 Maggio 2019

Venezia, il padre non lo riconosce il figlio ottiene comunque l’eredità.

Ci ha messo settantuno anni per avere quanto gli spettava di diritto. Ce l’ha fatta soltanto grazie ad una sentenza diventata irrevocabile nel 2012 che stabiliva con assoluta certezza scientifica come lui, A.L., 84 anni, veneziano, fosse il figlio naturale al ricco spedizioniere della Giudecca Nicolò Salmini, morto nel 1948 a Padova, lasciando tutti i suoi beni alla sorella. Liquidi, immobili e terreni ora di proprietà di un padovano, ultimo erede di una fortuna milionaria.
Battaglia legale
Finita al centro di una vicenda che tra riesumazioni, test del Dna e schermaglie giudiziarie è arrivata al capolinea  l’altro ieri. Il punto finale l’ha messo la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso dell’anziano e, di fatto stabilendo come “un uomo non sa mai di avere un figlio a meno che non l’abbia riconosciuto o che non ci sia stato l’accertamento della paternità naturale tramite il Dna”, spiega l’avvocato Enrico Cornelio, legale dell’ottantaquattrenne.
La decisione dei Supremi Giudici di cassare (con rinvio in Appello) la precedente sentenza di secondo grado, arriva a conclusione di un contenzioso durato più di una decina di anni. Come primo passo, infatti, A. L. ha dovuto inizialmente avviare una causa per l’accertamento di paternità. Causa difficile, in quanto la legge prevedeva la possibilità di agire soltanto nei confronti del padre e del suo erede diretto, mentre nel caso specifico gli unici eredi viventi sono dei pronipoti, residenti in provincia di Padova. A. L., però, ha sempre sostenuto di essere nato da una relazione che lo spedizioniere aveva avuto con una sua dipendente.
La riesumazione
Una circostanza di cui l’uomo era a conoscenza, avendo anche subito un processo penale per istigazione all’aborto, chiuso nel 1939 con un’assoluzione, avendo pagato le spese della levatrice e facendo fronte, in parte, agli obblighi alimentari del bambino. Per procedere con il riconoscimento del Dna, l’anziano era anche riuscito a ottenere la riesumazione del padre. Con le prove scientifiche in mano, era cosi partita la causa civile per l’eredità. Nel giugno 2016 il Tribunale di Venezia gli aveva dato ragione, modificando la “situazione familiare” nonostante il figlio non fosse mai stato riconosciuto e disponendo, così, la revoca del testamento dell’uomo nei confronti della sorella. Scritto che aveva spostato l’intero lascito nelle mani dei pronipoti padovani.
Che in Appello, nel 2018, avevano ottenuto la cancellazione della sentenza del Tribunale di Venezia: lo spedizioniere sapeva del figlio ma l’aveva ignorato, cambiare il testamento era violare le sue ultime volontà. A rimettere e cose a posto ci ha pensato “il Palazzaccio” spiegando come il de cuius avrebbe potuto mettere al riparo il suo lascito con una semplice clausola di “sopravvenienza di figli”. Non averlo fatto ha esposto le sue volontà al Dna, prova regina. “Senza – scrive la Cassazione – che abbia alcun rilievo che il de cuius, quando era in vita, non abbia voluto riconoscere il figlio, pur essendo a conoscenza della sua esistenza”.